Tribunale di Palermo: la querela di falso non ammette l’integrazione del contraddittorio in favore dell’Ufficiale Postale.

11.06.2019

In tema di querela di falso, sia essa proposta in via principale ovvero incidentale, l'azione va promossa unicamente nei confronti del soggetto che ha prodotto in giudizio il documento recante la firma apocrifa, non essendo previsto l'intervento di alcun soggetto terzo, quale ad esempio il Pubblico Ufficiale che ha redatto il Referto di Notifica. 

In disparte la vicenda processuale afferente alla querela di falso avverso la firma apposta in calce alla Relata di Notifica di un Avviso di Accertamento impugnato in Commissione Tributaria onde farne valere - in quella sede - la nullità per omessa notifica, la sentenza in commento consente di fare delle importanti riflessioni in ordine alla legittimazione dell'Ufficiale Postale - che ha materialmente redatto il Referto - ad essere parte nel giudizio in esame.

Nel caso di specie, a fronte dell'eccezione di inammissibilità dell'azione per difetto di legittimazione passiva sollevata dall'Agenzia delle Entrate convenuta, volta a chiamare in causa l'agente postale per sentirne dichiarare la responsabilità ai fini di una eventuale azione risarcitoria, lo scrivente procuratore insisteva sulla integrità del contraddittorio atteso che - fatta eccezione per il reato di "falso materiale" e/o "ideologico" in atto pubblico ex art. 476 c.p.c. che presuppone il necessario esercizio dell'azione nei confronti del pubblico ufficiale - ai sensi dell'art. 222 c.p.c. quando è proposta querela di falso in via "incidentale" e la parte che ha prodotto il documento in giudizio conferma di volersene avvalere, il giudice istruttore autorizza la presentazione della querela nei confronti unicamente della parte che intende usarlo, disponendo la riassunzione della causa innanzi al Tribunale tabellarmente competente.

In considerazione delle richiamate peculiarità, la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che "il giudizio introdotto con la querela di falso in via principale non tollera la proposizione di altre domande, nemmeno se dipendenti, nell'esito, dalla prima, e nemmeno se risarcitorie, per la cui definizione, del resto, non sarebbe sufficiente l'affermazione della falsità del documento, essendo sempre necessaria una ulteriore indagine, volta ad individuare i soggetti tenuti al risarcimento e ad accertare la sussistenza del dolo o della colpa". (Cfr. Cass., sent. n. 13190)

Il Tribunale di Palermo, facendo buon governo dei superiori principi di diritto, riteneva ammissibile la proposta azione nei confronti esclusivamente dell'Agenzia delle Entrate statuendo nel modo che segue: «In via preliminare, si osserva che la querela di falso ha il fine di togliere ad un atto pubblico, o ad una scrittura privata riconosciuta, l'idoneità a far fede, a servire come prova di atti o rapporti ed è proponibile contro chi possa avvalersi del documento, per fondare su di esso una pretesa, sia o meno l'autore della falsificazione (Cass. 7.4.1975, n. 1252). Sicchè del tutto correttamente è stata individuata quale legittimata l'Agenzia delle Entrate, che è peraltro la convenuta del giudizio pendente presso la Commissione Tributaria Provinciale, ove si fa valere la nullità della notifica dell'avviso di accertamento menzionato da parte attrice nei propri scritti difensivi. Pertanto, deve confermarsi il rigetto della chiamata in causa dell'agente postale, giacchè la presente controversia non ha ad oggetto la responsabilità circa la presunta falsificazione». (Tribunale di Palermo, sent. 09.04.2019, n. 1836)

In altri termini appare dunque evidente che, aldilà della apocrifia o meno della sottoscrizione, il superiore principio di diritto torna utile nel caso in cui la firma - pur se falsa - possa essere attribuita dall'agente postale ad un familiare convivente del querelante, pregiudicando di fatto il giudizio tributario volto ad accertare esclusivamente la nullità dell'Avviso di Accertamento per sua omessa e/o irrituale notifica.

Avv. Giuseppe Chiaramonte