Tempestiva la notifica a mezzo PEC tra le ore 21.00 e le ore 23.59 dell'ultimo giorno utile.

09.04.2019

La Corte Costituzionale pone fine all'annosa questione giurisprudenziale in ordine alla applicabilità dell'art. 147 cod. proc. civ. alle notifiche telematiche degli atti processuali (ed anche di natura sostanzial-tributaria).

Con sentenza n. 75/2019, depositata oggi, in data 9 aprile 2019, la Consulta ha sancito l'illegittimità costituzionale dell'art. 16-septies del Decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche, la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24, si perfezioni per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta.

La ratio dell'art. 147 in parola, argomenta il Giudice delle Leggi, rinvenibile nell'esigenza di evitare «utilizzi lesivi del diritto costituzionalmente garantito all'inviolabilità del domicilio o dell'interesse al riposo e alla tranquillità», non trova alcuna ragion d'essere nell'ambito delle notifiche telematiche, dacché comporterebbe tanto una incostituzionale limitazione del diritto di difesa del notificante (peraltro altresì contraria agli obiettivi di efficientamento perseguiti dalla normativa sulla telematizzazione dei processi), quanto una irragionevole equiparazione del domicilio "fisico" con quello "digitale", perciò in violazione dell'art. 3 della Carta Costituzionale.

Per cui, prosegue la Corte, il divieto di notifica per via telematica oltre le ore 21 mantiene sì una sua ragione giuridica allo scopo di tutelare il destinatario, per salvaguardarne, cioè, il «diritto al riposo in una fascia oraria (dalle 21 alle 24) in cui egli sarebbe stato, altrimenti, costretto a continuare a controllare la propria casella di posta elettronica» . Tuttavia, condivisibilmente proseguono i Giudici di legittimità costituzionale, «non anche giustifica la corrispondente limitazione nel tempo degli effetti giuridici della notifica nei riguardi del mittente, al quale - senza che ciò sia funzionale alla tutela del diritto al riposo del destinatario e nonostante che il mezzo tecnologico lo consenta - viene invece impedito di utilizzare appieno il termine utile per approntare la propria difesa: termine che l'art. 155 cod. proc. civ. computa «a giorni» e che, nel caso di impugnazione, scade, appunto, allo spirare della mezzanotte dell'ultimo giorno».

Sicché, conclude la Consulta, trovando piena applicazione la regola generale di "scindibilità soggettiva" degli effetti (rispetto a cui si fa rimando alle sentenze n. 106 del 2011, n. 3 del 2010, n. 318 e n. 225 del 2009, n. 107 e n. 24 del 2004, n. 477 del 2002; nonché alle ordinanze n. 154 del 2005, n. 132 e n. 97 del 2004) anche per le notificazioni telematiche, la procedura dovrà ritenersi perfezionata, per il notificante, nell'ora indicata nella ricevuta di accettazione ancorché successiva alle 21.00 e, perciò, tempestiva, fino alle ore 23.59 dell'ultimo giorno utile. Per il destinatario, invero, la notificazione dovrà ritenersi venuta a compimento comunque alle ore 7.00 del giorno successivo.  

Dott. Giusto Piergiacomo