Sospensione dei procedimenti giudiziari ex art. 6, co. 10 - D.L. n. 119/2018 (condono delle liti fiscali pendenti): Le discordanti recenti pronunce della Suprema Corte

04.12.2019

Con l'ordinanza n. 28493 del 6 novembre 2019, la quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di sospensione del processo avanzata da un imprenditore ai sensi del co. 10 dell'art. 6 del D.L. n. 119/2018 (definizione agevolata delle liti fiscali pendenti), nel corso del giudizio di legittimità.

Nel caso trattato dai massimi giudici, il ricorrente - dopo la presentazione del ricorso avverso la sentenza di seconde cure che lo vedeva soccombente - richiedeva, in seno alle memorie autorizzate, la sospensione del processo, ex art. 6 cit., e allegava documentazione comprovante l'avvenuta adesione alla definizione agevolata, rappresentata dalla domanda di adesione trasmessa telematicamente (in data 9.05.2019) e dal relativo pagamento della prima o unica rata.

Il deposito di detta documentazione avveniva nel seguente modo: in data 4.06.2019, il contribuente anticipava tramite plico postale, la documentazione condonistica, attraverso una nota denominata "deposito documenti", che giungeva in cancelleria centrale della Corte in data 11 giugno 2019; successivamente, con memorie autorizzate datate 20.06.2019, ma depositate poco prima dell'adunanza camerale, avanzava richiesta di sospensione del giudizio, ed allegava la documentazione comprovante la definizione; la medesima anticipata per posta.

Le ragioni del rigetto della istanza di sospensione in parola albergano ictu oculi nel fatto che il deposito della documentazione giustificativa della richiesta sarebbe avvenuto tardivamente: secondo gli ermellini in quella sede, per espressa previsione di legge, al fine di ottenere l'effetto sospensivo del processo fino al 31.12.2020, ex art. 6 del citato decreto, la copia della domanda di definizione e il rispettivo pagamento sarebbero dovuti essere stati depositati dinnanzi all'autorità giudiziaria entro il 10 giugno 2019, trattandosi - afferma la Corte in un primo momento - di un termine di natura perentoria.

Precisa, inoltre, la Corte di Cassazione nella ordinanza in commento, che a nulla rileverebbe il fatto che la documentazione sarebbe stata spedita, in un primo momento, in data anteriore al 10 giugno. Secondo i giudici, infatti, nel caso in argomento, non potrà trovare applicazione il principio della dissociazione degli effetti della notifica, per il notificante e per il notificato[1], poiché: in primis, non trattasi della notificazione di un atto processuale (bensì di un deposito documentale in cancelleria); in secondo luogo, la legge in esame farebbe riferimento espresso al momento del "deposito" e, dunque, alla ricezione del plico postale (laddove il deposito sia avvenuto a mezzo posta), sì come documentato dalla cancelleria mediante il timbro del pervenuto, e registrazione sul SIC.

Ne consegue che, quant'anche il contribuente abbia provveduto a spedire il plico postale, con i documenti condonistici, prima della indicata data del 10.06.2019, ciò che viene ad essere rilevante, ai fini dell'operatività della sospensione del processo da definizione agevolata, è il momento in cui il plico è giunto all'autorità giudiziaria (nel caso trattato, il giorno 11 giugno u.s.).

Sicché, in ragione di tutto quanto ut supra brevemente riassunto, i giudici di legittimità, disposta la decisione giudiziaria della controversia tributaria, concludono il processo con l'emissione della ordinanza in commento, sfavorevole al contribuente, preliminarmente esprimendo il seguente principio sul punto: "In tema di sospensione del processo ai sensi dell'art. 6, comma 10, del d.l. n. 119 del 2018, per ottenere l'effetto sospensivo fino al 31 dicembre 2020, doveva essere depositata in cancelleria copia della domanda e del versamento degli importi dovuti o della prima rata entro il termine perentorio del 10 giugno 2019 e, ove la parte si fosse affidata alla spedizione a mezzo servizio postale di tale documentazione, non trova applicazione il principio della dissociazione degli effetti della notifica per notificante e notificato secondo i canoni fissati da Corte Cost. n. 28 del 2004, sia in quanto non si tratta di notifica alla parte processualmente codificata, sia in quanto la legge fa riferimento espresso al momento del suo deposito e, dunque, alla ricezione della spedizione come documentata dalla cancelleria con timbro del pervenuto e registrazione sul SIC".[2]

Del pari, la sezione sesta della Suprema Corte, con l'ordinanza n. 28323 del 5 novembre scorso (Pres. Greco, Rel. Luciotti), conformemente alla quinta sezione, ha rigettato la richiesta di sospensione, poiché giunta, unitamente alla documentazione relativa alla definizione agevolata, solo in data 12 giugno c.a..[3]

Le ordinanze di cui si discute, seguite da altre[4], meritano di essere commentate (anche se oggetto di revirement della Corte) in ordine anche alle conseguenze concrete che ne derivano per i contribuenti che hanno prestato adesione alla definizione agevolata, ma che hanno depositato la documentazione comprovante la stessa successivamente alla data del 10 giugno scorso, e che dunque si sono già visti negare la richiesta di sospendere il processo fino al 31.12.2020, "subendo" la conclusione del giudizio mediante il deposito della pronuncia (che rappresenta ciò che si voleva in sostanza evitare, aderendo alla procedura condonistica di definizione della lite).

Per comprendere l'illogicità delle conclusioni della Corte (al di là dell'assenza di perentorietà del termine indicato, sulla quale si è ravveduta la Suprema Corte, come a breve si vedrà), si rende opportuno prendere le mosse dalla disposizione normativa: il comma 10 dell'art. 6 del D.L. n. 119/2018, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, dispone che: "Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 giugno 2019. Se entro tale data il contribuente deposita presso l'organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2020."

E' evidente che i giudici di legittimità abbiano mal interpretato la volontà e le ragioni giustificatrici del legislatore condonistico. Infatti, nel caso disciplinato al co. 10 citato, la scadenza del 10 giugno per il deposito della documentazione comprovante l'avvenuta adesione alla definizione agevolata si giustifica dal fatto che il processo, precedentemente l'avvenuta adesione, risulta già sospeso (su istanza di parte) proprio fino a quella data. Tant'è che, rispettata la data del 10 giugno per il deposito, il processo - afferma il legislatore - resta sospeso fino al 31.12.2020.

La soluzione adottata dal legislatore, è di facile deduzione logica: è stata data la possibilità al contribuente di valutare l'opportunità di chiudere il contenzioso in essere con la procedura di condono. A tal fine, allo scopo di evitare lo svolgersi del processo prima che la domanda di condono potesse essere materialmente presentata[5], lo stesso era onerato a presentare una prima richiesta di sospensione[6] ed il Giudice adito, preso atto della volontà del contribuente, sommariamente rinvenendo le condizioni di accesso al caso, procedeva a sospendere il processo fino al 10.06.2019[7].

Sicché, entro tale data (che rappresentava l'ultimo giorno di sospensione del processo), il contribuente aveva l'onere e l'interesse di informare il collegio giudicante dell'esito delle sue valutazioni: a) in caso di presentazione della domanda, e deposito in atti della documentazione comprovante l'avvenuta adesione, la sospensione veniva ad essere prorogata ("resta sospeso") fino alla più volte indicata data del 31.12.2020; b) se nulla è stato prodotto in giudizio, allo scadere di quella data, i contenziosi proseguiranno, senza che fosse necessario presentare una istanza di trattazione.[8]

Invece, i giudici di legittimità hanno ritenuto, con le pronunce in commento, perentorio (almeno inizialmente) il termine stabilito al co. 10 per tutte le controversie definite da condono, siano state esse precedentemente sospese oppure no.

Trattasi, invero, di una forzatura resa dalla Suprema Corte, non condivisibile se rapportata all'intero tenore del richiamato co. 10. Ciò, è dimostrato anche dalle conseguenze che ne derivano al processo in ogni caso definito da condono dalle decisioni in commento.

Infatti, non potrà porsi in dubbio il fatto che - ad eccezione del caso di controversia innanzi alla Corte Suprema, per la quale il contribuente non ha chiesto la sospensione del processo, laddove la domanda di definizione presentata dopo l'eventuale deposito della sentenza di cassazione senza rinvio non produce alcun effetto sull'efficacia della pronuncia ormai definitiva - qualora la procedura di definizione venga evasa positivamente dall'ufficio[9], la sentenza eventualmente emessa (anche a causa del rigetto della istanza di sospensione, ex art. 6 co. 10, per il deposito assunto tardivo della documentazione condonistica), sarà inutiliter data, essendo successiva al perfezionamento della procedura agevolata.

Ciò in ragione del fatto che con il perfezionamento, la definizione agevolata retroagisce e prevale sull'efficacia di eventuali sentenze depositate prima del 24 ottobre 2018 e non passate in giudicato alla data di presentazione della domanda di definizione (pendenza della lite); sicché tali sentenze cessano di costituire titolo per eventuali rimborsi o sgravi. Tanto vale altresì, ed ovviamente, anche per le eventuali sentenze depositate dopo il 24 ottobre 2018[10].

Ma tutto ciò, se la procedura agevolativa si conclude, appunto, con esito positivo.

Il problema si pone, però, nel caso in cui il deposito di una sentenza sfavorevole al contribuente, relativa al processo non sospeso, per la quale è stata presentata domanda di condono, avvenga entro la fine di gennaio 2020: per tali pronunce, il termine per impugnare, ex art. 38 co. 3 e art. 327 c.p.c. vigente, di 6 mesi, scadrebbe in data anteriore al periodo normativamente previsto per la notifica degli eventuali atti di diniego del condono[11].

Ovvero, potrebbe verificarsi il caso in cui la/le controparte/i del contribuente nel processo tributario (amministrazione finanziaria o agente della riscossione, nel caso di impugnazione ex art. 19 co. 3 - D. Lgs. n. 546/92 e SS. UU. n. 16412/2007), proceda a notificare la sentenza depositata; per cui il termine per l'impugnazione sarebbe di appena 60 giorni (art. 51 co. 1 - D. Lgs. n. 546/92).

E' evidente lo scenario che si verrebbe a concretizzare: il contribuente dovrà decidere se impugnare in ogni caso la sentenza, al fine di impedirne il passaggio in giudicato (non più contestabile, in caso di diniego di condono), ovvero non impugnarla, eventualmente rivolgendo la sua azione al diniego emesso dall'amministrazione finanziaria. Ma la sentenza divenuta definitiva, pieno titolo giudiziario non più ribaltabile, comporterà comunque la riscossione della pretesa cristallizzata, per effetto dell'automatismo con cui gli enti procedono all'iscrizione a ruolo, con il conseguente proliferare di giudizi e spese.

Senza trascurare, poi, le problematiche che potenzialmente verrebbero a crearsi in caso di eventuale condanna alle spese del giudizio, disposta dal giudice ex art. 15 - D. Lgs. N. 546/92, nella pronuncia depositata, nei casi di esito del giudizio sfavorevole al contribuente.[12]

E' appena il caso di precisare che, in ambito tributario, non sono presenti disposizioni normative che consentano di ottenere una sospensione del processo, diversa da quella in argomento, invocabili per il caso che ci occupa al fine di ottenere un simile risultato (evitare lo svolgersi del processo), negato dall'assunta tardività della produzione in atti della documentazione inerente l'avvenuta adesione alla definizione agevolata.

I casi di sospensione del processo sono infatti individuati dall'articolo 39 del D.Lgs. 546/1992, il quale prevede che la sospensione possa essere disposta nel caso in cui:

  • sia proposta la querela di falso o una questione sullo stato o sulla capacità delle persone;
  • sia iniziata, su richiesta delle parti, una procedura amichevole, per evitare le doppie imposizioni;
  • la Commissione tributaria adita o altra debba risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa (cd. sospensione per pregiudizialità, facoltativa per il decidente)[13].
Alla luce di quanto fin qui messo all'evidenza, si auspica una rapida e totale inversione di tendenza della Suprema Corte, in ordine alla necessità/obbligo di sospendere i processi fino al 31.12.2020, anche nel caso in cui la documentazione attestante l'avvenuta adesione alla procedura condonistica sia stata depositata agli atti dopo il 10 giugno 2019, si come deciso dall'unica ordinanza al momento depositata e ut supra richiamata.

Dal tenore letterale della norma, è evidente che la sospensione per avvenuto perfezionamento della procedura condonistica non può farsi rientrare in nessuna di esse.[14]

Dunque, alla luce delle indicate pronunce, il contribuente che ha aderito alla definizione delle liti fiscali pendenti, laddove non si sia tempestivamente attivato a produrre la documentazione attestante l'intervenuto perfezionamento della procedura entro il 10 giugno scorso, potrebbe trovarsi, anche nei giudizi di merito, a dover continuare il contenzioso, a causa della negata possibilità di ottenere la sospensione del processo (come successo ai contribuenti nelle ordinanze in commento).

La illogicità delle commentate decisioni - sì come dalla stessa Corte di Cassazione ammesso nel suo recente revirement - risiede, a ben vedere, anche e soprattutto nel fatto che nel diritto processuale civile, come pure nel processo tributario, i termini stabiliti dalla legge sono di regola ordinatori, salvo che gli stessi non vengano espressamente dichiarati perentori[15], o ne sia previsto un qualche effetto restrittivo e/o decadenziale[16].

Ora, in seno all'art. 6, co. 10 - D. Lgs. n. 119/2018 in argomento, il legislatore non ha espressamente indicato la perentorietà del termine fissato, non potendo ad esso dunque legittimamente attribuirsi l'indicata efficacia e le preclusioni che ne derivano.

Di quanto appena detto, ha preso recentemente atto la sezione V della Corte di Cassazione (Pres. Cirillo, Rel. Condello) che, richiamando il precedente giurisprudenziale depositato qualche giorno prima (ord. 6.11.2019, n. 28493, qui in commento), ha inteso discostarsene, vista l'assenza di perentorietà del termine fissato dal co. 10 dell'art. 6 citato, letto alla luce del favor del legislatore per la definizione agevolata.

In seno a quest'ultima ordinanza, è stato precisato appunto che: "in materia tributaria, in mancanza di una esplicita previsione, il termine normativamente stabilito per il compimento di un atto ha efficacia meramente ordinatoria ed esortativa o acceleratoria, cioè costituisce un invito a non indugiare, e l'atto può essere compiuto dall'interessato o dalla stessa amministrazione fino a quanto ciò non venga altrimenti precluso. Ciò vale a maggior ragione riguardo alla posizione del contribuente in tema di condono fiscale, laddove è ancor più evidente il favor del legislatore per la definizione agevolata, il quale postula una valutazione letterale e formalistica, ma sostanziale della domanda, ossia l'individuazione degli effetti che il contribuente abbia inteso conseguire... omissis ... Va in proposito osservato che il termine del 10 giugno 2019 ha natura processuale, in quanto volto a fissare il momento entro il quale si può presentare l'istanza all'organo giurisdizionale dinanzi al quale pende la controversia al fine di ottenere la sospensione del processo, sicché ad esso si applica il secondo comma dell'art. 152 cod. proc. civ., secondo il quale "i termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente perentori." ... omissis ... Nella fattispecie sospensiva in esame, mancando una esplicita previsione, lo spirare del termine del 10 giugno 2019 non determina la decadenza del contribuente dalla facoltà di chiedere la sospensione del processo, in quanto ogni decadenza, anche in materia processuale, deve essere testualmente ed espressamente sancita dalla legge. Pertanto, l'effetto sospensivo deriva dalla legge e non abbisogna di una scelta provvedimentale, dovendo il giudice limitarsi a prendere atto dell'istanza avanzata dal contribuente.... La sospensione, in sostanza, svolge una funzione "protettiva" e non "preclusiva", dato che assolve all'esigenza di avere uno stato di temporanea quiescenza del processo in attesa della definizione della procedura amministrativa che presuppone la non prosecuzione medio tempore dell'ordinario svolgimento dell'attività processuale".[17]

Sicché, sembrerebbe adesso chiarito che la documentazione inerente l'adesione alla definizione agevolata di cui al D. L. n. 119/2018, possa trovare sempre ingresso nel processo pendente che ne forma oggetto di definizione, che dovrà opportunamente essere sospeso dal collegio decidente fino alla data del 31.12.2020.

Al di là della ordinatorietà del termine, sul punto è appena il caso di ricordare che le Sezioni Unite del 2016, proprio in tema di condono, avevano già precisato che: «In tema di processo tributario e con riferimento alla definizione degli avvisi di accertamento, ai sensi dell'art. 15 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ai sensi dell'art. 46 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, relativa alla sanatoria fiscale intervenuta nel corso del giudizio dinanzi alla commissione tributaria provinciale, può essere fatta valere per la prima volta anche in grado di appello, atteso che gli effetti del condono, per il rilievo pubblicistico dell'elisione dell'originario rapporto sostanziale e processuale del contribuente col fisco, non rientra tra le nuove eccezioni in senso tecnico, precluse dell'art. 57 del citato decreto legislativo, ma tra le eccezioni improprie che il giudice stesso è tenuto a rilevare d'ufficio se risultanti dagli atti di causa anche a seguito della produzione di nuovi documenti effettuata in appello in forza dell'art. 58 del ridetto decreto legislativo».

CONCLUSIONI.

E' evidente che il recente passo indietro della Corte di Legittimità lasci comunque aperto il problema relativo ai contribuenti per i quali i collegi decidenti hanno già provveduto a depositare la pronuncia sfavorevole, avendo rigettato la richiesta di sospensione da condono per tardività della stessa.

In particolare, nel caso di cui alla ordinanza n. 28323/2019 qui in commento, i termini per riassumere la controversia presso il giudice del rinvio sono operativi; per cui, la mancata riassunzione, comporterà l'estinzione totale del giudizio, prima ancora di aver noto se la procedura di definizione si sia perfezionata.

Non potrà invocarsi, nel caso in commento, alcuna revocazione della pronuncia (ex artt. 391 bis e 395 c.p.c.), posto che l'errore eventualmente commesso dai massimi giudici non afferisce ad un errore di fatto, ma ad un errore in diritto (errata e/o falsa applicazione della norma).

A parere degli scriventi, sarebbe opportuno in questi casi anticipare i tempi di verifica della correttezza del perfezionamento del condono con l'amministrazione finanziaria, in nome del principio di collaborazione che regola i rapporti tra privati e pars publica, qualora non si volesse (in via precauzionale) riassumere il giudizio ovvero impugnare la pronuncia sfavorevole, laddove già depositata (anche al solo fine di evitare ulteriori costi relativi al contenzioso).

Dott.ssa Samanta Camarda

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[1] Corte Cost., sent. n. 477/2002.

[2] Cass., ord. 6.11.2019, n. 28493.

[3] Cass., ord. 5.11.2019, n. 28323.

[4] Ex plurimis, sez. VI: Ord. 30.10.2019, n. 27757; ord. 29.10.2019, n. 27746.

[5] La domanda doveva essere trasmessa entro il 30 maggio u.s.. Entro la stessa data doveva effettuarsi il versamento della prima o dell'unica rata.

[6] La disposizione normativa non ha previsto alcuna sospensione automatica dei processi potenzialmente condonabili (se non relativamente ai termini di impugnazione e/o riassunzione, sospesi, ex art. 6 co. 11 cit., di nove mesi). Sicché, solo la presentazione di una formale richiesta la parte del contribuente determinava la sospensione del processo.

[7] Invero, non è stata espressamente prevista dal legislatore l'adozione di alcuna formale ordinanza di sospensione da parte del giudice.

[8] L'art. 43 - D. Lgs. n. 546/92, norma generale del processo tributario, al co. 1 prevede che: "Dopo che è cessata la causa che ne ha determinato la sospensione il processo continua se entro sei mesi da tale data viene presentata da una delle parti istanza di trattazione al presidente di sezione della commissione, che provvede a norma dell'art. 30". Il legislatore, nella disposizione condonistica, ha previsto espressamente tale adempimento solo per la prosecuzione del processo sospeso fino al 31.12.2020, ma non anche per la ripresa del processo sospeso fino al 10 giugno scorso. Sicché, sembrerebbe che il processo sospeso fino al 10.06.2019, non seguito dalla presentazione di una istanza di trattazione, verrà riattivato automaticamente. Autorevole dottrina ritiene però tutelativo presentare istanza di trattazione, nel termine di sei mesi, della pratica poi non condonata, oltre che acceleratoria del processo.

[9] L'Ufficio dovrà notificare eventuali dinieghi motivati entro la data del 31.07.2020.

[10] "Per le controversie definibili sono sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione, nonché per la proposizione del controricorso in Cassazione che scadono tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 luglio 2019". Argomenta art. 6 co. 11 - D. L. n. 119/2018.

[11] Gli eventuali dinieghi di condono devono essere notificati entro il 31.07.2020; nei casi di notifica per posta, però, potrebbe anche verificarsi che il diniego in parola venga spedito entro tale data, ma giunga al contribuente solo qualche giorno dopo, quando, appunto, i termini per impugnare la pronuncia sono già spirati.

[12] Sebbene il co. 13 dell'art. 6 in commento statuisca che: "Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate", e lo stesso art. 46, comma 3, del decreto legislativo 546/1992, dispone che: "nei casi didefinizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge, le spese del giudizio estinto restano a carico della parte che le ha anticipate", si registrano casi in cui, a seguito di sentenze dei giudici tributari ad essi favorevoli, hanno provveduto all'iscrizione a ruolo, chiedendo il pagamento delle spese di giudizio, per effetto dell'automatismo di cui si è detto. Si ricorda che la stessa circ. n. 48/E del 24.10.2011, con riferimento alla chiusura delle liti fiscali minori, al paragrafo 9.1, affermava che: "la chiusura della lite definisce ogni aspetto della controversia, compreso quello relativo alle spese di giudizio. Per effetto della definizione della lite, il contribuente si avvale dei benefici alla stessa connessi, rinunciando agli effetti di una eventuale pronuncia favorevole resa nei suoi confronti, anche qualora la stessa rechi la condanna dell'agenzia delle Entrate al pagamento delle spese di giudizio. Pertanto, a seguito della definizione della lite, si ha rinuncia, da parte del contribuente, alla vittoria delle spese di giudizio. In modo speculare, l'intervenuta definizione impedisce di dare esecuzione a pronunce di condanna del contribuente alle spese, rese nelle controversie oggetto di definizione".

[13] Sull'argomento, si veda la recente ordinanza della Corte di Cassazione, n. 29588/2019, che richiama anche l'art. 295 c.p.c..

[14] Sulla sospensione del processo, sulle modifiche intervenute con l'art. 9 co. 1 - D. Lgs. 24.09.2015, n. 156 ed sul rapporto con l'art. 295 c.p.c. si veda c. Consolo - C. Glendi, Commentario Breve alle leggi del processo tributario, 2017, pagg. 554 e ss.

[15] Argomenta art. 152 c.p.c.

[16] Cons. Stato, sent. 13.03.2013, n. 1511; sent. 7.07.2014, n. 3431.

[17] Cass., ord. 15.11.2019, n. 29790.