S.d.S. - Nullo l'accertamento emesso in carenza di propedeutica instaurazione del contraddittorio tra le parti

02.05.2019

A insindacabile giudizio della Suprema Corte di Cassazione, la mancata instaurazione preventiva di un contraddittorio tra le parti rende nullo l'avviso di accertamento che, viceversa, sia integralmente fondato sulla presunta discordanza tra i dati inseriti in dichiarazione e quanto emerso dall'applicazione degli Studi di settore.

Con il recentissimo pronunciamento dell'Ordinanza n. 11433, depositata lo scorso 29.04.2019, i Supremi Giudici di legittimità hanno nuovamente avuto modo di intervenire in merito agli effetti dell'accertamento condotto sulla base dei risultati emergenti dall'applicazione degli Studi di settore e, ancor più precisamente, sulla legittimità (o meno) della sua emissione in carenza di una propedeutica instaurazione del c.d. "Contraddittorio preventivo" tra le parti.

Ebbene, confermando l'ormai unanime e incontroverso orientamento già  oltremodo stratificatosi in subiecta materia (Cfr., ex plurimis, Cass., SS.UU., Sent. 18.12.2009, n. 26635; idem Cass., Sent. 20.09.2017, n. 21754; Ord. 30.10.2018, n. 27617), i Massimi Giudici hanno nuovamente ribadito  la illegittimità dell'attività accertativa che risulti essere stata fondata integralmente sulle mere risultanze dell'acritica applicazione dei risultati emergenti dagli standard e non invero, ex positivo iure, l'epilogo di una "leale e proficua collaborazione tra l'Amministrazione Finanziaria ed il contribuente".

Testualmente, i Giudici del palazzaccio hanno affermato che «la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente. In tale fase, infatti, quest'ultimo ha la facoltà di contestare l'applicazione dei parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l'ufficio - ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte - ad integrare la motivazione dell'atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento».

Pertanto, la circostanza per cui in sede di giudizio il ricorrente avesse fatto prontamente rilevare (fornendone la prova documentale) che, in fattispecie, vi fossero state delle valide ragioni per cui, nell'anno in contestazione, lo stesso avesse ottenuto redditi difformi rispetto a quelli mediamente conseguiti nel settore di riferimento, aggiunta alla circostanza, non contestata dall'Ufficio, per cui quest'ultimo avesse contra legem omesso di attivare la necessaria fase di contraddittorio con la parte, ha fatto sì che, in ossequio al disposto di cui agli artt. 39, co. 1, lett. d) - D.P.R. n. 600/73; 54, co. 2 - D.P.R. n. 602/73; 2729 c.c. e,  per ciò che attiene espressamente alla materia de qua, l'art. 62-sexies - D.L. n. 331/93, i Massimi giudici abbiano accolto il ricorso per Cassazione proposto dal contribuente, per l'effetto rinviando il fascicolo di causa alla precedente Commissione Tributaria Regionale affinché, in applicazione del prefato principio di diritto, possa provvedere anche a regolare le spese di lite.

Dott. Angelo L. Ferrari