Requisiti necessari per il legittimo avvalimento, per l'AdR, di Avvocati del libero foro nei giudizi contro se instaurati

20.11.2019

Con sentenza n. 30008/19, depositata in cancelleria il 19.11.2019, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno inteso formulare il proprio insindacabile giudizio in merito alla tanto dibattuta questione della legittimità (o meno) del ricorso che l'Agente della Riscossione effettua ad avvocati del libero foro.

Preso atto della rinuncia al ricorso da parte dell'Agente della Riscossione (circostanza che avrebbe, essa stessa, reso superflua qualsivoglia ulteriore disamina processuale), i Massimi Giudici hanno comunque voluto pronunciarsi in merito alla questione loro sottoposta dal primo Giudice della Suprema Corte, esplicitamente riferendo che il principio di diritto poi da questi enunciato sarebbe stato reso ai sensi dell'art. 363 c.p.c., ossia nell'interesse della legge, attese le questioni di particolare importanza e, in ogni caso, tenuta in debita considerazione la circostanza per cui «nella dichiarazione conseguente all'esercizio del potere di rinuncia delle parti, così come nell'inammissibilità del ricorso, ciò che è precluso è solo la possibilità di pronunciarsi sul fondo delle censure con effetti sul concreto diritto dedotto in giudizio», ciò che non osta alla possibilità per il Giudice adito a pronunciare principi idonei a regolare in astratto la fattispecie.

Sicché, tutto sin qui premesso, i Massimi Decidenti hanno dunque chiarito che:

- nei giudizi innanzi al G.d.P. ed al Tribunale, rimane «impregiudicata la generale facoltà di avvalersi anche di propri dipendenti delegati»;

- nel contenzioso dinanzi alle Commissioni Tributaria, tale ricorso ai dipendenti interni delegati non residua essere una mera facoltà, bensì un fermo onere dell'Ente Riscossore, essendo ciò «reso evidente dall'espressa salvezza di una norma generalmente ricondotta a quegli istituti, quale l'art. 11, comma 2, del d.lgs. 546/92»;

viceversa, negli altri giudizi, l'AdER si avvale:

«- dell'Avvocatura dello Stato nei casi previsti come ad essa riservati dalla convenzione con questa intervenuta, oppure ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici, ovvero in alternativa e senza bisogno di formalità, né della delibera prevista dal richiamato art. 43, comma 4, r.d. cit. (R.D. n. 1611/1933, n.d.r.),

- di avvocati del ibero foro - nel rispetto degli articoli 4 e 17 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e dei criteri di cui agli atti di carattere generale - in tutti gli altri casi ed in quelli in cui, pure riservati convenzionalmente all'Avvocatura erariale, questa non sia disponibile ad assumere il patrocinio».

In definitiva, rimandando a successivi contributi la disamina delle implicazioni che, in materia di "patrocinio in sede di legittimità", il presente pronunciamento ha statuito, per ciò che attiene, nello specifico, al giudizio di merito innanzi alle Commissioni Tributarie, anche alla luce della sentenza pronunciata dalle Sezioni Unite, pare potersi affermare che l'Agente della Riscossione debba necessariamente stare in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata, ex. art. 11, co. 2 del D.Lgs. n. 546/92, non potendo per l'effetto questi avvalersi, in ciò, dell'ausilio di avvocati del libero foro.

dott. Angelo L. Ferrari