Reclamo al provvedimento di sospensione-rigetto, emesso dal Giudice dell’Esecuzione, per violazione di legge o per fatti sopravvenuti o conosciuti successivamente all’adozione del provvedimento impugnato

18.06.2020

Argomenti di ordine letterale e sistematico militano a sostegno della prospettazione ricostruttiva secondo cui, con la locuzione "motivi sopravvenuti", contenuta nell'art. 669-terdecies, co. 4 c.p.c., il legislatore abbia inteso postulare il riferimento a motivi radicati su fatti successivi all'adozione del provvedimento investito del reclamo e "non conosciuti" o "non conoscibili".

Il provvedimento con il quale il Giudice dell'opposizione all'esecuzione ex art. 615, co. 2 c.p.c. (da ultimo anche pre-esecutiva, Vd. Cass., SS. UU., sent. 23.07.2019, n, 19889) decide sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo è impugnabile col rimedio del reclamo ai sensi dell'art. 669-terdecies c.p.c. al Collegio del Tribunale cui appartiene il Giudice monocratico - o nel cui circondario ha sede il Giudice di Pace - che ha emesso il provvedimento entro il termine di quindici giorni (argomenta ex art. 669-terdecies, co. 1 c.p.c.: «Contro l'ordinanza con la quale è stato concesso o negato il provvedimento cautelare è ammesso reclamo nel termine perentorio di quindici giorni dalla pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione o dalla notificazione se anteriore»).

La riforma del 2005 c.d. "della competitività" (art. 2, co. 3, lett. e)-bis, n. 4.2 del D.L. 14.03.2005, n. 35 conv. con mod. dalla Legge 14.05.2005, n. 80), nel modificare l'art. 669-terdecies c.p.c., ha stabilito che finché sono pendenti i termini per proporre reclamo, le parti possono allegare in quella sede non soltanto i fatti sopravvenuti, ma anche i fatti anteriori dei quali si è acquisita conoscenza successivamente.

Il nuovo comma 4 dell'art 669-terdecies c.p.c. fornisce due importanti precisazioni in ordine allo svolgimento del procedimento del reclamo, stabilendo espressamente che:

1. Le parti possono proporre «Le circostanze e i motivi sopravvenuti al momento della proposizione del reclamo»;

2. In sede di reclamo l'istruzione si deve svolgere in modo sommario ed informale (nella specie si tratta di procedimento camerale, per il quale vige il principio della producibilità di documenti sino all'udienza di discussione, purché sia comunque garantito il corretto svolgimento del contraddittorio - Vd. Cass. n. 8547/2003 e n. 11319/2005), con esclusione di mezzi di prova di lunga indagine, analogamente a quanto stabilito dall'art. 669-sexies, co. 1 c.p.c., e con esclusione altresì di poteri inquisitori d'ufficio, in quanto inconciliabili con il principio di disponibilità delle prove che governa il giudizio di merito.

Pertanto, presupposto del giudizio di Reclamo è che la parte dimostri la conoscenza di fatti "sopravvenuti" o anche "anteriori" benché non conoscibili per una causa a lei non imputabile (c.d. normale diligenza).

Diretto corollario di quanto precede, dunque, è che in mancanza di fatti sopravvenuti o in caso di loro mancata allegazione per negligenza della parte, il Reclamo sarà proponibile soltanto laddove si intenda censurare un vizio di legittimità del provvedimento cautelare od anche l'errata valutazione dei presupposti di fatto compiuta dal Giudice di prima istanza.

Tale impostazione è stata argomentata sulla scorta del canone costituzionale della ragionevole durata del processo con il fine di evitare una inammissibile frantumazione e diluizione nel tempo della attività difensiva che va a sicuro discapito di un celere svolgimento del procedimento; salvo ammettere, come già detto, che le ragioni o le circostanze preesistenti alla emissione del provvedimento cautelare possono condurre all'ammissibilità della proposizione del Reclamo quando ne sia allegata e dimostrata la conoscibilità in epoca successiva alla definizione del procedimento cautelare concluso con provvedimento negativo.

A tale riguardo, è opportuno osservare che la generale nozione di ciò che è deducibile è stata offerta in senso soggettivo come concreta possibilità di allegazione di un fatto non solo venuto ad esistenza, ma anche conosciuto (o quanto meno conoscibile con la normale diligenza) dalla parte.

Sul punto la giurisprudenza di merito, se da un lato ha individuato il suddetto carattere di sopravvenienza nel "mutamento giurisprudenziale avutosi in materia" (Cfr. Trib. Paola, sent. 13.12.2018), dall'altro ha chiarito che "Quanto al dato letterale, l'adozione del sintagma "motivi sopravvenuti" in luogo di altri, quali "motivi nuovi" o "motivi non in precedenza valutati", è indice della volontà dei compilatori di radicare il potere di sospensione del provvedimento oggetto di reclamo, in via esclusiva, ai motivi fondati su fatti verificatisi successivamente all'adozione del provvedimento reclamato. Per quanto concerne il dato sistematico, poiché il subprocedimento che conduce all'adozione della misura inibitoria de qua deroga a due principi generali sui quali è imperniato il modello cautelare uniforme - id est l'immediata esecutività dei provvedimenti cautelari, per loro stessa natura urgenti, nonché la collegialità della decisione sul reclamo - tale fase incidentale non può risolversi in improprio vaglio anticipato circa la correttezza del provvedimento impugnato, ontologicamente rimesso al collegio, ma si connota, piuttosto, per l'apprezzamento di una situazione d'urgenza, derivante da fatti sopravvenuti alla decisione gravata". (Cfr. Trib. Massa, sent. 01.08.2018)

È pur vero che, in senso opposto a tale logica interpretativa, si riscontra nella prassi un secondo orientamento volto a ritenere ammissibili le nuove produzioni documentali in sede di Reclamo in quanto, diversamente ragionando, tale disposizione (art. 669-terdecies, co. 4 c.p.c.) si rivelerebbe inutilmente duplicativa del principio generale della rimessione in termini attualmente codificato dall'art. 153, co. 2 c.p.c.

Ma tale ultima ricostruzione non può tuttavia condividersi: è, infatti, facile il rilievo della sua inconciliabilità con il richiamato principio della ragionevole durata del processo di cui all'art. 111 Cost., anche perché così ragionando significherebbe consentire al Reclamante la possibilità di non spendere da subito tutti i propri motivi (quand'anche conosciuti o comunque conoscibili), così legittimandolo alla moltiplicazione delle iniziative a danno dell'efficienza del sistema e delle garanzie difensive di controparte.

Avv. Giuseppe Chiaramonte