Pronunce di annullamento Avvisi Addebito Inps dei Tribunali di Roma ed Enna

22.02.2019

E' nullo l'Avviso di Addebito Inps emesso in pendenza di giudizio avverso l'Avviso di Accertamento dell'A.d.E.

Si è già detto che ai sensi dell'art. 24, co. 3 del D.Lgs. n. 46/99 "Se l'accertamento effettuato dall'ufficio è impugnato davanti all'autorità giudiziaria, l'iscrizione a ruolo è eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice".

Detta norma comporta che quando la pretesa erariale è contestata in giudizio non vi possa essere alcuna iscrizione a ruolo (da parte dell'Ente previdenziale) prima di una pronuncia del Giudice Tributario che la convalidi in tutto o in parte; e ciò sia per un principio di economicità, volto ad evitare la moltiplicazione dei giudizi sia per un principio di logica, volto al rispetto del dictum giudiziale, sia infine per un principio di buona amministrazione, volendosi evitare la notifica di atti inutili nei confronti dei soggetti che si sono difesi in giudizio sulle premesse e sul merito delle pretese.

Tale principio è stato di recente ribadito con due distinte statuizioni.

Con la prima il Tribunale di Roma - Sezione Lavoro, prendendo atto dell'annullamento giudiziale del prodromico Avviso di Accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate, ha annullato l'Avviso di Addebito Inps in quanto, stante la citata premessa, «l'Inps avrebbe dovuto provare il presupposto del credito, cioè il conseguimento da parte del commerciante di un maggior reddito»; prova che non veniva fornita in giudizio. (Cfr. Tribunale di Roma, Sez. Lav., sent. 05.06.2018, n. 4679)

Con la seconda il Tribunale di Enna - Sezione Lavoro, invece, ribadendo la portata applicativa dell'art. 24 cit. e, quindi, il divieto in radice di nuove iscrizioni a ruolo in pendenza di giudizio vertente sul merito della pretesa, pronunciava la declaratoria di nullità dell'Avviso di Addebito opposto motivando nei termini che seguono: «Invero, a seguito dell'introduzione dei c.d. "accertamenti unificati" con il D.Lgs. n. 241/1997 ("Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti") ed il D.Lgs. n. 462/1997 ("Unificazione ai fini fiscali e contributivi delle procedure di liquidazione, riscossione e accertamento"), qualora, con l'atto di accertamento, emergano maggiori redditi ai fini fiscali che comportino il superamento della soglia del reddito minimale ai fini previdenziali, l'INPS può richiedere al contribuente il pagamento dei maggiori contributi accertati dall'Amministrazione finanziaria. [...] Il contribuente che voglia contestare il contenuto dell'avviso di addebito deve proporre ricorso avanti al Giudice del lavoro, competente, ex art. 24 co. 5 del D.Lgs. n. 46/1999, per le impugnazioni delle iscrizioni a ruolo dei crediti degli enti previdenziali. Tuttavia, la competenza piena ed esclusiva sulla procedura accertativa tributaria e sugli atti conseguenti è riservata alle Commissioni tributarie, pertanto il giudice ordinario non può sindacare la fondatezza dell'accertamento fiscale da cui scaturisce la pretesa contributiva; ciò al fine di evitare una duplicazione di processi e di giudicati aventi lo stesso oggetto, come appena ricordato. Il contribuente, pertanto, benchè abbia impugnato l'atto impositivo nella sede tributaria, si trova apparentemente sprovvisto di tutela in sede ordinaria, considerato che non vi è alcuna norma che regoli espressamente i rapporti tra i due diversi procedimenti. [...] In assenza di disposizioni di legge più specifiche, la Cassazione ha posto un paletto all'iniziativa dell'INPS, prevedendo che l'Istituto debba attendere l'esito del contenzioso tributario prima di procedere alla riscossione dei crediti previdenziali. Dunque anche sotto tale profilo l'opposizione appare fondata, in virtù della violazione di cui all'art. 24, co. 3 del D.Lgs. n. 46/99, da cui discenderebbe l'illegittimità dell'avviso di addebito opposto. Il ricorso deve essere pertanto accolto e parte resistente va condannata al rimborso delle spese di lite, sostenute dal ricorrente». (Cfr. Tribunale di Enna, Sez. Lav., sent. 22.01.2019, n. 42)

Alla luce di tale ragione, l'Avviso di Addebito va pertanto annullato, venendo qui in rilievo l'illegittimità della stessa iscrizione a ruolo, effettuata in violazione dell'art. 24 citato.

Avv. Giuseppe Chiaramonte