Produzione documentale tardiva in primo grado: necessaria la produzione tempestiva in appello

08.02.2017

Secondo i giudici del gravame di Salerno, qualora la produzione documentale venga versata in atti della causa tardivamente (art. 32 - D. Lgs. n. 546/92), è precluso al decidente utilizzare le tardive prove come base per il proprio convincimento. Di particolare interesse, poi, il decisum in commento nel punto in cui il collegio ricorda che, quand'anche sia concesso depositare nuovi documenti in appello (ex art. 58, co. 2, codice di rito), siffatto adempimento dovrà comunque avvenire nel rispetto dei termini perentori di cui all'art. 32 del codice tributario.

La C.T.R. di Salerno, con la sentenza n. 11619 depositata il 20.12.2016, ha egregiamente riformato la sentenza di prime cure, appellata dal contribuente, nel punto in cui, nonostante la produzione documentale dell'Ufficio resistente fosse stata tardivamente versata in atti, il Giudice ha - sulla base di essa - disposto per il rigetto dell'impugnazione sul punto.

Il motivo di rigetto afferiva alla assunta raggiunta prova della legittima sottoscrizione dell'atto, ex art. 42 - D.p.r. n. 600/73, quale conseguenza del deposito agli atti del fascicolo di causa di un ordine di servizio; adempimento posto in essere in dispregio del termine di cui all'art. 32 - D.Lgs. n. 546/92 (venti giorni liberi prima della udienza di merito).

Sicchè, i Giudici del gravame, aditi dal contribuente soccombente in primo grado, sulla scorta della evidente maturata decadenza della produzione in parola ed alla conseguente illegittima statuizione del Giudice di prime cure - fondata appunto su di una documentazione probatoria tardivamente versata, e, di conseguenza, tamquam non esset - dispone la riforma della sentenza.

Il Collegio decidente, poi, facendo riferimento alla possibilità, disciplinata dal co. 2 dell'art. 58 del D. Lgs. n. 546/92, di produrre nuovi documenti in appello, ricorda che comunque ed in ogni caso continua ad operare il termine fissato dall'indicato art. 32, co. 1, ferme restando le formalità di cui all'art. 24, co. 1 del medesimo decreto.

Pertanto, e tornando al caso specifico in questione, "l'Ufficio, pur avendo la possibilità di procedere a nuovo deposito dell'atto utilizzando la facoltà dell'art. 58 cit. non vi ha provveduto [...] Nè è possibile utilizzare l'atto prodotto illegittimamente in primo grado, e presente nel fascicolo, a prescindere da un suo formale ingresso nel processo attraverso l'istituto citato. Opinare in senso contrario significherebbe aggirare indebitamente la normativa sulle preclusioni istruttorie rendendo le stesse tamquam non esset."

Purtroppo, le argomentazioni fin qui svolte, non sempre sono condivise dalle altre corti minori, che spesso ammettono al processo di prime cure la tardiva produzione documentale dell'Ufficio resistente, motivando su di esse il decisum finale e dichiarando l'intervenuto assolvimento dell'onere probatorio del resistente. Le ragioni che si leggono afferiscono alla possibilità, comunque concessa, di depositare i medesimi documenti nel grado successivo, motivo per cui risulterebbe "inutile" stralciare la documentazione comunque ormai versata in atti del primo grado del processo dalla parte onerata.

Dott.ssa Samanta Camarda