Nullo l'atto accertativo sottoscritto in epoca anteriore allo spirare del termine di cui all'art. 12, co. 7 - L. n. 212/2000

28.10.2019

Con la recentissima ordinanza 25 ottobre 2019, n. 27415, i Giudici di vertice sono tornati a pronunciarsi in tema di legittimità dell'emissione "ante tempus" dell'avviso di accertamento, chiarendo che lo stesso è da considerarsi nullo nell'ipotesi in cui risulti esser stato sottoscritto in data anteriore allo spirare dei 60 giorni disposti dall'art. 12, co. 7 - L. n. 212/2000, a nulla rilevando la circostanza per cui la sua notifica sia comunque stata eseguita a posteriori del predetto termine.

L'ordinanza qui in argomento si segnala in quanto, in essa, il Supremo Consesso ha sottolineato come, al fine di attestarsi (o meno) l'intervenuto rispetto del termine di cui più innanzi riferito, non è sufficiente valutare il momento in cui si è perfezionata la rituale notificazione del provvedimento emesso nei confronti del contribuente, bensì la data in cui lo stesso è stato sottoscritto dal soggetto all'uopo legittimato ad agire.

Condivisibilmente argomentando, i Giudici di vertice hanno inteso porre la propria attenzione sul dato letterale della disposizione normativa contenuta all'art. 12, co. 7, dello Statuto dei diritti del contribuente (L. n. 212/2000) che, in materia di "diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali", testualmente prescrive che «dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori», di guisa che «l'avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine».

Ebbene, è proprio in virtù di quanto prescritto al precedente ultimo periodo della citata norma che i Supremi Giudici di legittimità hanno qualificato la notifica quale «mera condizione di efficacia dell'atto amministrativo» che, pertanto, non rileva ai fini della verifica del rispetto (o meno) del termine dilatorio concesso al contribuente per rappresentare le proprie osservazioni.

Queste, vice versa, sottolinea il Massimo Consesso, devono poter essere proposte dal destinatario della verifica «quando l'atto impositivo è ancora "in fieri"», ovverosia ancor prima che lo stesso possa esser altrimenti ritenuto «ormai perfetto e, quindi, già emanato», dacché già sottoscritto.

In definitiva, nell'ipotesi in cui l'avviso di accertamento, ancorché notificato all'indomani dello spirare del termine dilatorio di cui all'art. 12, co. 7, della L. n. 212/2000, sia stato quantunque sottoscritto in epoca ad esso anteriore, sarà interesse ed onere del ricorrente eccepirne l'illegittimità, chiedendo al Giudice di merito di dichiararne l'annullamento, per emissione c.d. "ante tempus".

dott. Angelo L. Ferrari