Nulla la costituzione in giudizio dell'AdR a mezzo di procuratore esterno

07.02.2018

Con la pronuncia in commento, la C.T.P. di Modena segna un ulteriore solco nello scenario giurisprudenziale che si sta via via delineando circa la nullità della costituzione in giudizio dell'Agente della riscossione per il travite di un avvocato esterno, in patente violazione con la nova formulazione dell'art. 11 del D.Lgs. n. 546/92, così come modificato dall'art. 9 del D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 156, in vigore dal 1 gennaio 2016, secondo il quale Riscossione sta in giudizio direttamente o mediante la struttura sovraordinata e non per il tramite di un procuratore speciale o generale.

Con ricorso introduttivo, il ricorrente impugnava un'intimazione di pagamento eccependo, fra i motivi di doglianza, l'omessa notifica delle cartelle di pagamento prodromiche. Si costituiva successivamente Equitalia contestando le difese sollevate dal ricorrente e depositando documentazione attestante l'effettiva notificazione delle cartelle impugnate. Con memoria di replica, il ricorrente, oltre a contestare i documenti prodotti da Equitalia, lamentava l'illegittimità della costituzione in giudizio poiché avvenuta in violazione all'art. 11 - D.Lgs. n. 546/92, ossia non direttamente, ma a mezzo di procuratore esterno.

Ebbene, con l'intervento della riforma del processo tributario, la nuova formulazione della citata norma, al secondo comma, statuisce che «l'ufficio dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 nonché agente della riscossione, nei cui confronti è proposto il ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata...».

Sicché, i giudici modenesi investiti della questione, magistralmente applicando la norma in oggetto, si sono risolti per la nullità della costituzione in giudizio dell'Agente, osservando che «il significato della suindicata norma è che l'agente della riscossione nei cui confronti è proposto il ricorso deve stare in giudizio direttamente o mediante la struttura sovraordinata, cioè in persona dell'organo che ne ha la rappresentanza legale o di uno o più suoi dipendenti dallo stesso organo all'uopo delegati, ma non può farsi rappresentare da un soggetto esterno alla sua organizzazione, come, ad esempio, un avvocato iscritto nel relativo albo professionale. Dal che consegue la nullità della costituzione in giudizio dell'agente della riscossione e tutti gli atti compiuti in suo nome e per suo conto dall'avvocato costituitosi quale suo procuratore, comprese le prove documentali, non possono essere ritenute valide».

Ora, come anticipato, diverse sono le pronunce delle COrti di merito che di recente hanno affermato il predetto principio e, a tal proposito, si richiamano la C.T.P. di Varese, Sent. 60.5.2017, n. 310 e C.T.P. Napoli, Sent. 23.7.2017, n. 11055.

Tuttavia, si discosta dalla conclusione appena illustrata - nullità della costituzione in giudizio dell'Agente della Riscossione - un'ordinanza della Sezione prima della C.T.P. di Napoli del 23 marzo 2017 con la quale il giudice di prima istanza «letti gli artt 1, com 2, e 11 com 1 e 2 Dlgs 546/92 [...] rilevato che l'Equitalia Servizi di Riscossione S.p.A. si è costituita in giudizio mediante un procuratore, assegna il termine perentorio di 30 gg dalla notifica della presente ordinanza per la diretta costituzione in giudizio a mezzo propri funzionari».

E' di chiara evidenza che, a tergo della predetta ordinanza, i giudici aditi hanno ritenuto la costituzione in giudizio dell'Agente a mezzo di avvocato esterno una mera irregolarità, sanabile ex tunc, attraverso una nuova costituzione in giudizio "diretta", sposando integralmente la costante giuridsprudenza formatasi nel caso in cui sia il contribuente a costituirsi direttamente e non per il tramite di difensore abilitato, nelle ipotesi di controversie di valore pari o superiore al valore di cui all'art. 12 -D.Lgs. n. 546/92 - € 3.000,00 (limite elevato dopo le modifiche apportate dall'art. 9, co. 1, lett. e) - D.Lgs. n. 156/2015, che afferma l'inammissibilità del ricorso soltanto a seguito della mancata tempestiva esecuzione dell'ordine impartito dal giudice di munirsi di tale assistenza, conferendo l'incarico a un difensore abilitato, come normativamente statuito dall'art. 12, co. 5 - D.Lgs. n. 546/92.

Ci si riferisce alle pronunce dei giudici di vertice Cass., SS.UU., Sent. n. 22601/2004; Cass., sent. n. 28158/2013, n. 25564/2013; n. 15066/2013) e delle Corti di merito (su tutte C.T.R. Napoli, sent. del 17.06.2016) che hanno fatto seguito alla sentenza della Corte Costituzionale, n. 189 del 2000 investita in riferimento all'art. 3 Cost. e art. 24 Cost., comma 1, della questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 12, co. 5 e art. 18, commi 3 e 4, sollevata sul presupposto interpretativo che tali disposizioni stabilissero l'inammissibilità del ricorso avente a oggetto controversie di valore superiore a € 2.582, 28 sottoscritto dal solo contribuente, senza prevedere che questi potesse nominare un difensore in un momento successivo, eventualmente su disposizione del presidente di commissione o di sezione, ovvero del collegio; la Corte ne dichiarò l'infondatezza con una sentenza interpretativa di rigetto.

Dalla pronuncia dei giudici costituzionali, alla quale per motivi di economia di scrittura si fa rimando, deriva il principio di diritto che, la C.T.P. di Napoli con l'ordinanza ha fatto proprio, secondo il quale «nelle controversie tributarie di valore superiore a L. 5.000.000 (ora Euro 2.582,28), per effetto dell'interpretazione adeguatrice del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 12, comma 5 e D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 18, commi 3 e 4, fornita dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 189 del 2000, l'inammissibilità del ricorso presentato senza l'assistenza di un difensore abilitato può essere dichiarata soltanto qualora la parte privata non ottemperi , nel termine all'uopo fissato, all'ordine di munirsi di assistenza tecnica, impartitole dal presidente della commissione tributaria». (Cfr. Cass., sent. 9.05.2017, n. 13346 - Id. Cass., ord. 18.0.2017, n. 1245; Cass., SS.UU., sent. 7.11.2017, n. 29919)

Per cui, in conclusione, in assenza di un organico apparato giurisprudenziale, qualora ci si trovasse di fronte ad una situazione come quella esaminata dai giudici modenesi, sebbene il principio sancito dalla C.T.P. dio Napoli si lasci preferire, il ricorrente dovrà in ogni caso far rilevare l'illegittimità e/o irregolarità della costituzione in giudizio dell'Agente della Riscossione, chiedendo al giudice adito di adottare le statuizioni del caso e, ove dovesse ritenere l'intervento illegittimo, dichiararne la nullità e stralciare dal fascicolo di causa l'eventuale documentazione prodotta.

Dott.ssa Elisa Sferrazzo