L'omessa indicazione e deposito - con il ricorso - dei documenti, determina la decadenza dal diritto alla produzione

22.03.2019

Il Tribunale di Termini Imerese - Sezione Lavoro, con la Sentenza n. 771 dell'11 dicembre 2018, in riferimento all'impugnazione - da parte dello scrivente procuratore - di un'Intimazione di pagamento, ha accolto il ricorso per intervenuta prescrizione quinquennale della pretesa contributiva.

L'opposizione, mediante la quale si contestava, ex ceteris, l'omessa e/o irrituale notifica dei titoli presupposti, riguardava la contestazione del diritto degli Enti creditori a procedere in base all'art. 615 c.p.c.

Il Giudice investito della controversia, preso atto che all'udienza di trattazione l'Agente della Riscossione - pur ritualmente evocato - era rimasto contumace e che il ricorrente chiedeva volersi porre la causa in decisione, ordinava ex art. 421 c.p.c. alle parti resistenti (Inps ed Inail) la produzione delle relate di notifica delle prodromiche Cartelle di pagamento (titoli), onde verificare la ritualità o meno della loro notifica.

Il ricorrente, muovendo dal combinato disposto degli artt. 416, 420 e 210 c.p.c. così come interpretati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n. 8202/2005 secondo cui "Si ascrive all'indirizzo volto a rendere rigoroso il sistema delle preclusioni, con riferimento alla produzione dei documenti, l'affermazione dei giudici di legittimità che la possibilità per la parte di produrre, tardivamente nel giudizio di primo grado, prove documentali presuppone ex art. 420, co. 5 c.p.c. che si tratti di documenti sopravvenuti nella disponibilità delle parti stesse [...] il combinato disposto dell'art. 416 co. 3 - che stabilisce tra l'altro che il convenuto deve indicare "a pena di decadenza" i mezzi di prova dei quali intende avvalersi, ed "in particolare modo i documenti che deve contestualmente depositare" e dell'art. 437 co. 2 - induce a fissare il principio di diritto che "l'omessa indicazione, nell'atto introduttivo del giudizio di primo grado, dei documenti e l'omesso deposito degli stessi contestualmente a tale atto, determinano la decadenza del diritto alla produzione dei documenti stessi, salvo che la produzione non sia giustificata dal tempo della loro formazione o dall'evolversi della vicenda processuale successivamente al ricorso ed alla memoria di costituzione", depositava "Istanza di Correzione e/o di Revoca dell'Ordinanza" resa con verbale d'udienza.

Il Tribunale, posta la causa in decisione, definitivamente pronunciando, disponeva l'annullamento dell'atto impugnato motivando come segue: "Va, infatti, osservato che l'ammissibilità dell'odierna opposizione è indubbia, non essendo stato provato che le cartelle di pagamento cui fa riferimento l'intimazione di pagamento impugnata siano state regolarmente notificate al ricorrente. Su tali premesse, si deve allora constatare l'avvenuto decorso del termine quinquennale di prescrizione di cui all'art. 3, co. 9 e 10 Legge n. 335/1995. Ed invero, era onere dei convenuti dimostrare di avere compiuto atti interruttivi della prescrizione, ma, poiché tale onere non è stato assolto - i premi ed i contributi richiesti si riferiscono, infatti, ad un periodo compreso tra il 2003 e il 2006 e l'intimazione di pagamento è stata notificata soltanto in data 10 ottobre 2016 - i crediti contestati ed iscritti nelle cartelle devono ritenersi prescritti e non dovuti. [...] Le spese, nella misura liquidata in dispositivo, seguono la soccombenza della Riscossione Sicilia S.p.A.; ed infatti, dal momento in cui gli enti previdenziali hanno consegnato al Concessionario i ruoli, è quest'ultimo il titolare dell'azione esecutiva, sicché la prescrizione maturata non può essere imputata all'Inps e all'Inail".

Avv. Giuseppe Chiaramonte