L'accertamento è nullo se l'Ufficio non valuta le memorie al PVC prodotte dal contribuente

05.07.2018

La Corte Suprema di Cassazione, con Ordinanza dello scorso 2 luglio 2018, n. 17210, ha rigettato il ricorso proposto dall'Agenzia delle Entrate avverso la sentenza dei giudici di secondo grado, ed ha, dunque, confermato l'annullamento dell'atto accertativo, statuendo che lo stesso era illegittimo, per aver l'Ufficio «omesso un preciso adempimento fissato per legge, ossia di prendere visione delle memorie».

A giudizio dei massimi decidenti, la cui pronuncia, va precisato, consegue ad un percorso logico non sempre ovvero solo pienamente comprensibile, il problema non consisterebbe nel fatto che l'AdE abbia omesso di motivare l'atto, corredando questo della c.d. "motivazione rafforzata" che tenesse conto delle eccezioni sollevate, già in fase amministrativa, dal contribuente, bensì sulla pacifica ammissione dell'Ufficio procedente medesimo che, in seno all'avviso di accertamento, candidamente affermava «di non aver valutato le memorie presentate dal contribuente»

In tal senso i Giudici a qua puntualizzano che «in tema di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, ai sensi dell'art. 12, comma 7, della l. n. 212/2000, la nullità consegue alle irregolarità per le quali sia espressamente prevista dalla legge oppure da cui derivi una lesione di specifici diritti o garanzie tale da impedire la produzione di ogni effetto nonché al mancato obbligo di (almeno) valutare le osservazioni del contribuente, pur senza esplicitare detta valutazione nell'atto impositivo».

Orbene, la mancata piena comprensione della logica sottesa al principio de quo si avvita sul fatto che, dunque, secondo il Collegio giudicante, sebbene sia precipuo obbligo dell'Ufficio quello di valutare le osservazioni prodotte già in fase amministrativa dal contribuente, le quali devono necessariamente essere prese in considerazione ai fini della successiva emissione e notifica dell'atto accertativo, purtuttavia (ed è qui il cortocircuito) delle stesse ovvero delle contro-ragioni che ne abbiano eventualmente giustificato il disattendimento ad opera dell'Amministrazione finanziaria, lo stesso non sarebbe obbligatoriamente tenuto a farne menzione nella motivazione dell'atto.

Per l'effetto, non si afferra in che maniera il contribuente prima e, il giudice adito, poi, possano aver contezza della effettiva disamina e valutazione delle memorie prodotte, laddove in parte motiva l'Ente non abbia esplicitato, anche succintamente, la c.d. "motivazione rafforzata", ovverosia non abbia reso intellegibile l'iter seguito per addivenire alla decisione portata dall'atto impositivo, bypassando le ragioni addotte dalla parte privata. 

In ogni caso, quel che qui maggiormente ci interessa e quindi si rileva è che, a prescindere dall'infelice costrutto posto a base del convincimento dei Giudici, viene comunque confermata la regola per cui l'AdE non può in alcun modo esimersi dal valutare le eccezioni e giustificazioni che il contribuente ha il diritto di produrre in fase pre-contenziosa, ex art. 12, co. 7 dello Statuto dei diritti del contribuente, pena la conseguente invalidità dell'avviso di accertamento.

Dott. Angelo L. Ferrari