La soppressione di Equitalia non determina, sul piano processuale, l'interruzione del giudizio ex art. 110 c.p.c., ma la sua prosecuzione

21.06.2018

In un'ottica di maggiore efficienza, trasparenza e comunicazione, di valorizzazione dello Statuto dei diritti del contribuente e, tra l'altro, di adeguamento ai parametri prefissati dal Fondo Monetario Internazionale e dall'OCSE, il nostro Legislatore è di recente intervenuto nel riordino del servizio nazionale di riscossione, frutto a sua volta delle precedenti modifiche introdotte nel 2005 e 2006 allorquando venne dapprima superato il sistema di "affidamento" del servizio ai Concessionari mediante la creazione di una società ad intera partecipazione pubblica denominata Riscossione S.p.A. che subito dopo, nel 2006 per l'appunto, fu denominata "agente". 

Dal 1° luglio 2017 l'art. 1, co. 1 del D.L. n. 193 del 22 ottobre 2016 ha, difatti, previsto la soppressione delle società del gruppo Equitalia e la loro sostituzione con un ente pubblico economico sotto la diretta vigilanza del Ministero dell'Economia e delle Finanze, denominato Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Il successivo comma 3 dell'art. 1 del Decreto Legge prevede, poi, che la successione del nuovo ente è a titolo universale in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali delle società cessate.

Questa disposizione, meritevole di approfondimento, ha fatto sorgere - almeno in una prima fase - non pochi dubbi ed incertezze in ordine alla circostanza se il subentro processuale del suddetto nuovo ente operasse automaticamente o se, viceversa, si rendesse necessaria l'interruzione del giudizio, con conseguente necessità di riassumere il medesimo o di intervenire nello stesso, volontariamente, con il nuovo soggetto.

Secondo una parte della dottrina, assai scarna in verità, la disposizione in commento implicava una possibile efficacia interruttiva del subentro del nuovo ente, laddove l'evento interruttivo fosse stato dichiarato in giudizio dal procuratore della parte.

Il che, in applicazione degli artt. 110, 299 e 300 c.p.c., avrebbe dovuto comportare nel caso all'esame la dichiarazione da parte del procuratore costituito della cessazione di Equitalia (art. 110 c.p.c.) e l'interruzione del processo, con l'immediato decorrere del termine per la sua riassunzione.

Ebbene, il predetto orientamento è apparso sin da subito non condivisibile, sia perché in controtendenza rispetto alla qualificazione in termini di successione a titolo particolare che è stata adottata per esperienze simili recenti, sia per il tenore letterale della norma che ha delineato - ope legis - la successione delle società del gruppo Equitalia in termini di subentro a titolo universale da parte del nuovo ente, "nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali" delle società danti causa.

Difatti, disponendo l'art. 1 del D.L. n. 193/2016 lo scioglimento di Equitalia in conseguenza della sua cancellazione dal registro delle imprese, e prevedendo il subentro del nuovo ente a titolo universale nei predetti rapporti giuridici - anche processuali, non possono sorgere dubbi di sorta circa il subentro "automatico" della nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione nei giudizi già instaurati, in forza altresì dell'ultrattività del mandato conferito al procuratore costituito.

Tale ultimo orientamento, ha trovato conferma nella recente statuizione resa dalla Corte di Cassazione lo scorso 8 giugno, mediante la quale è stato precisato che "ove una norma abbia concepito un nuovo soggetto giuridico come destinatario di funzioni e di attribuzioni altrimenti prima conferite, non si è dinanzi a una situazione rilevante ex art. 110 c.p.c., ma a una vicenda traslativa di posizioni attive e passive specificamente determinate. Nella specie vi è stata una successione nell'universalità dei rapporti facenti capo al soggetto inizialmente considerato, con trasferimento dei rapporti (art. 111 c.p.c.), nel caso specifico concernenti lo svolgimento della funzione disciplinata dalla legge. Il processo può conseguentemente proseguire". (Cfr. Cass., sent. 08.06.2018, n. 15003)

Pertanto, stante anche la già ricordata ultrattività della procura ad litem, lo svolgimento del giudizio potrà regolarmente proseguire esplicando, poi, i propri effetti nei confronti del nuovo ente.

Avv. Giuseppe Chiaramonte