La notifica del ricorso in appello direttamente al Riscossore in luogo del procuratore domiciliatario è sanata dalla costituzione in giudizio

02.07.2019

Con recente ordinanza, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sugli effetti della invalidità della notifica dell'appello avvenuta in luogo diverso dal domicilio eletto, ritenendola sanata dalla costituzione in giudizio dell'appellato.

La pronuncia in commento, in particolare, fa salva la notifica dell'impugnazione effettuata direttamente presso la sede dell'ex Equitalia (oggi Agenzia delle Entrate-Riscossione) in luogo del domicilio eletto presso il procuratore dell'Ente.

Nel caso di specie, la ricorrente censurava la decisione della C.T.R. della Lombardia per violazione (art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c.) degli artt. 17 - D.Lgs. n. 546/92 e 156 c.p.c., per avere la C.T.R. dichiarato la nullità della notifica diretta del gravame all'Equitalia Nord S.p.A., anziché al procuratore domiciliatario costituitosi in primo grado, peraltro, senza considerare la sanatoria della pretesa invalidità derivante dalla costituzione in giudizio dell'Agente della riscossione.

I giudici di legittimità ritengono fondato il suddetto motivo di doglianza, osservando che «Nel contenzioso tributario, la notifica dell'appello, a cui si applica l'art. 17 - D.Lgs. n. 546/1992 (norma speciale rispetto all'art. 330 cod. proc. civ.), va effettuata presso il procuratore domiciliatario costituito in primo grado, ma la difformità dallo schema normativo determina nullità (e non inesistenza) della notificazione, di talché essa è sanata, ex art. 156 cod. proc. civ., dalla costituzione in giudizio dell'appellato (arg. da Cass., Sez. 5, Sent. n. 4233 del 17/02/2017, Rv. 643210-01)».

In conseguenza, cassano a sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Lombardia, in diversa composizione.

- Quadro normativo di riferimento ed Intervento delle Sezioni Unite

Orbene, nel sistema processuale tributario, con riferimento all'individuazione del luogo in cui va effettuata la notificazione dell'atto di appello, come indicato dal Supremo Consesso, si applica la disciplina dettata dall'art. 17 - D.Lgs. n. 546/92, avente carattere di specialità e, quindi, di prevalenza rispetto a quella prevista dall'art. 330 c.p.c., concernente soltanto il ricorso per cassazione avverso le sentenze delle Commissioni Tributarie Regionali.

Ai sensi del comma primo della citata disposizione, «le comunicazioni e le notificazioni sono fatte, salva la consegna in mani proprie, nel domicilio eletto o, in mancanza, nella residenza o nella sede dichiarata dalla parte all' atto della sua costituzione in giudizio», mentre il secondo comma aggiunge che «l'indicazione della residenza o della sede e l'elezione del domicilio hanno effetto anche per i successivi gradi del processo». (c.d. "Principio di ultrattività endoprocessuale dell'elezione di domicilio")

Nel corso del tempo, nel panorama giurisprudenziale, si iniziò a formare un contrasto circa la "natura" del vizio di notifica posta in essere in violazione dell'art. 17 citato. Parte della giurisprudenza qualificava il predetto vizio come mera "nullità" e, dunque, suscettibile di sanatoria ai sensi dell'art. 156 c.p.c., mentre altra parte comminava la sanzione più grave, qualificandola come "inesistenza" e, quindi, insuscettibile di sanatoria, con conseguente inammissibilità dell'impugnazione.

A dirimere il predetto contrasto ha provveduto l'intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, con le pronunce "gemelle" nn. 14917 e 14917 del 2016, hanno statuito che tutti i vizi concernenti il luogo di notifica devono essere ricondotti sotto l'alveo della "nullità".

I Giudici del Supremo Consesso, dunque, abbandonando il riferimento al collegamento tra destinatario e luogo della notifica, hanno osservato che questa «non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell'atto. Ne consegue che i vizi relativi alla individuazione di detto luogo, anche qualora esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell'ambito della nullità dell'atto, come tale sanabile, con efficacia ex tunc, o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice ai sensi dell'art. 291 cod. proc. civ.». 

Di converso, l'"inesistenza" della notificazione si configurerebbe, oltre in caso di totale mancanza materiale dell'atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un'attività "priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere un atto riconoscibile come notificazione". Tali elementi consistono: "a) nell'attività di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall'ordinamento ...". 

- All'indomani delle SS.UU. - Osservazioni critiche

La pronuncia oggi in commento si inserisce, per quanto concerne la declaratoria di nullità della notifica difforme dal dettato normativo, all'interno dell'orientamento più recente e maggioritario che recepisce i principi espressi dalle Sezioni Unite, volti a garantire un'interpretazione di salvaguardia del diritto di difesa, sebbene non siano mancate decisioni contrastanti che censurando il vizio di notifica con l'inesistenza giuridica (vds. Cass., Ord. n. 529/2017).

Ma il più significativo ed irrisolto contrasto all'indomani dei pronunciamenti del Plenum, si registra nell'ambito dell'applicabilità o meno dell'art. 17 - D.Lgs. n. 546/92, quale norma speciale, in luogo dell'art. 330 c.p.c. per la notifica degli atti del processo tributario in genere e, in particolare, delle impugnazioni delle sentenze delle Commissioni Tributarie di primo grado.

Sebbene la questione pareva esser stata risolta delle summenzionate Sezioni Unite del 2016 - ove i Giudici ebbero perentoriamente a precisare che il citato art. 17, in quanto norma di carattere speciale e prevalente, debba trovare sempre applicazione anche alla notificazione del ricorso in appello - purtuttavia, negli anni a seguire, alcune Sezioni semplici hanno continuato a ritenere che l'art. 17 cit. costituisca eccezione solo all'art. 170 c.p.c. e che quindi debba applicarsi esclusivamente alla notifica degli atti endoprocessuali (quali la sentenza) e non anche dell'atto d'appello, conseguendone che la notifica del gravame effettuata presso la sede di Equitalia e non presso il procuratore costituito in primo grado è stata considerata nulla in quanto effettuata in violazione dell'art. 330 c.p.c.. Una delle pronunce cui ci si riferisce è l'ordinanza n. 8426 del 31.03.2017, ove i giudici di legittimità hanno sancito il seguente principio di diritto: «la violazione dell'obbligo, posto dall'art. 330 c.p.c., di eseguire la notificazione dell'impugnazione alla controparte non direttamente, ma nel domicilio eletto, comporta, ex art. 160 c.p.c., la nullità della notificazione stessa; e tale vizio, se non rilevato dal giudice d'appello - che deve ordinare la rinnovazione della notifica a norma dell'art. 291 stesso codice - e non sanato dalla costituzione dell'appellato, a sua volta comporta la nullità dell'intero processo e della sentenza che lo ha definito". (così Cass. 9419/16)». In termini, anche Cass., sent. 10.07.2018, n. 18104.

Diversamente, la sentenza della Corte di Cassazione, n. 4233 del 17.02.2017 sancisce la violazione dell'art. 17 cit. in quanto l'Ufficio aveva notificato l'appello al difensore costituito in primo grado, ma presso il quale non era stato eletto il domicilio, anziché nella residenza dichiarata dal contribuente. I giudici di legittimità hanno precisato che «quanto all'individuazione del luogo in cui va effettuata la notificazione dell'impugnazione delle sentenze delle commissioni tributarie provinciali, cioè del ricorso in appello, si applica la disciplina dettata dal citato D.Lgs. n. 546/1992, art. 17 per il processo tributario, avente carattere di specialità, e quindi di prevalenza, rispetto a quella prevista dall'art. 330 c.p.c., concernente soltanto il ricorso per cassazione avverso le sentenze delle commissioni tributarie regionali».

Infine, non può mancarsi di richiamare anche l'ordinanza della Suprema Corte del 20 novembre 2017, n. 27420, che definisce addirittura valida e pertanto non affetta da nullità, la notifica della sentenza di primo grado effettuata direttamente alla parte - "a mani proprie" - anziché al procuratore costituito.

- Considerazioni conclusive

Dunque, alla luce delle precedenti argomentazioni, appare ancora confuso il panorama giurisprudenziale in tema di notificazione degli atti del processo tributario.

Infatti, se da un lato l'orientamento maggioritario ricalca i principi delle Sezioni Unite, per altro verso, come osservato, non si comprende se sia applicabile o meno ed in che termini la disciplina speciale dettata dall'art. 17 cit. (che fa "salva la consegna a mani proprie") anche per il secondo grado di giudizio o se debbano prevalere le statuizioni dell'art. 330 c.p.c..

Sicché, sarebbe auspicabile un'ulteriore intervento delle Sezioni Unite che faccia definitivamente chiarezza in merito.

Dott.ssa Elisa Sferrazzo