La Corte di Cassazione torna a precisare le condizioni atte ad integrare il vizio di omessa pronuncia della sentenza di merito

30.01.2020

Con la sentenza n. 1855 depositata lo scorso 28 gennaio, la Suprema Corte ribadisce quelle che sono le condizioni in presenza delle quali è possibile censurare la decisione di merito per vizio di omessa pronuncia, evidenziando la non sussistenza dello stesso ogni qualvolta la decisione adottata comporti una statuizione implicita di rigetto sul punto.

Secondo i giudici di legittimità, infatti, non è ravvisabile la violazione dell'art. 112 c.p.c. (in ragione del quale "il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa") per il sol fatto che manchi in sentenza una espressa decisione sulla domanda; è necessario che il giudice si sia completamente disinteressato della quaestio, ed abbia fondato il suo decisum secondo quella che è definita "la ragione più liquida". Per consolidato orientamento, infatti, il vizio di omessa pronuncia non si verifica quando la decisione adottata comporti la reiezione della pretesa fatta valere dalla parte dovendosi, invece, ravvisare una statuizione implicita di rigetto quando la pretesa avanzata con il capo di domanda non espressamente esaminato risulti incompatibile con l'impostazione logico-giuridica della pronuncia (Corte di Cassazione, Ord. 13.12.2018, n. 32258).

Nella decisione in commento, per quel che qui interessa, si legge infatti che: «giova poi rilevare che nella sentenza impugnata non è dato ravvisare il vizio dedotto, atteso che "non ricorre il vizio di omessa pronuncia, nonostante la mancata decisione su un punto specifico, quando la decisione adottata comporti una statuizione implicita di rigetto sul medesimo (ex multis, Cass. n. 29191 del 2017). Nella specie il rigetto implicito dell'eccezione è rinvenibile nella valutazione nel merito dei motivi posti a fondamento del gravame, esame invero incompatibile con l'accoglimento del rilievo in esame». E prosegue: «Ad integrare gli estremi della omessa pronuncia non basta la mancanza di una espressa statuizione del giudice, essendo necessario che sia completamente omesso il provvedimento che si palesa indispensabile in riferimento alla soluzione del caso concreto: il che non si verifica quando la decisione adottata in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte, ne comporti il rigetto, anche se manchi in proposito una specifica argomentazione (Cass. n. 24155 del 2017; Cass. n. 17956 del 2015; Cass. n. 21612 del 2013; Cass. n. 20311 del 2011)».

Chiarito ciò, la Suprema Corte non rileva il dedotto vizio di omessa pronuncia lamentato, a ragione del fatto che, per quel che è dato leggere, la commissione del riesame avrebbe «disatteso la prospettazione della contribuente evidenziando come sugli "altri rilievi" fossero "da confermare" le "tesi dell'ufficio"», con evidente rigetto delle altre domande, semmai censurabili per difetto di motivazione e violazione di legge.

Il fenomeno dell'omessa pronuncia si realizza quando il Giudice non statuisce su tutta la domanda, neppure indirettamente, ed è un vizio di natura processuale denunciabile in sede di legittimità come error in procedendo, ai sensi dell'art. 360, co. 1, n. 4 c.p.c..

L'omessa pronuncia, infatti (a differenza del vizio di motivazione della sentenza, censurabile in sede di legittimità ai sensi dell'art. 360, co. 1, n. 5 c.p.c., mentre in sede d'appello, per violazione dell'art. 36, co. 2, n. 4 - D.Lgs. n. 546/92) implica il completo disinteresse del Giudice al provvedimento indispensabile per la soluzione del caso concreto e si traduce in una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 c.p.c., rinvenibile esclusivamente dal confronto fra la pronuncia del giudice impugnata e il petitum della domanda avanzata nel grado del giudizio.

Ad integrare dunque gli estremi del vizio di omessa pronuncia, come chiarisce la Corte nella sentenza in commento, non basta la mancanza di un'espressa statuizione del giudizio, ma è necessario che sia stato completamente omesso il provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso concreto: trattasi dell'omessa considerazione di una circostanza di fatto che, ove valutata, avrebbe comportato una diversa decisione su uno o più fatti principali della controversia.

Ciò non si verifica quando la decisione comporti la reiezione della pretesa fatta valere dalla parte, anche se manchi in proposito una specifica argomentazione, dovendo ravvisarsi una statuizione implicita di rigetto quanto la pretesa avanzata col capo di domanda non espressamente esaminato risulti incompatibile con l'impostazione logico-giuridica della pronuncia.

Quest'ultimo è il caso che ha interessato la pronuncia della Corte n. 9262/2019, laddove il Supremo Consesso ha precisato che: «si rileva che, ad integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia, non basta la mancanza di un'espressa statuizione del giudice, ma è necessario che sia stato completamente omesso il provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso concreto: ciò non si verifica quando la decisione adottata comporti la reiezione della pretesa fatta valere dalla parte, anche se manchi in proposito una specifica argomentazione, dovendo ravvisarsi una statuizione implicita di rigetto incompatibile con l'impostazione logico-giuridica della pronuncia (Cass. 4 ottobre 2011, n. 20311; Cass., 13 ottobre 2017, n. 24155). Nella specie, infatti, la Commissione regionale ha reso una motivazione analitica e completa, con l'esame specifico degli elementi probatori in atti, sicché dalla motivazione complessiva, che ha confermato in toto la legittimità dell'avviso di accertamento, se ne deduce il rigetto implicito della doglianza della contribuente».

Dunque, perché sia configurabile il vizio in parola, è richiesto che l'omissione interessi specificamente domande della parte che impongono una statuizione di accoglimento o rigetto, previa valutazione della loro tempestività ed ammissibilità: verificata la sussistenza del vizio, la sentenza in detti termini emessa ed impugnata, non potrà che dichiararsi nulla per violazione dell'art. 112 c.p.c..

È appena il caso di ricordare che è esclusa, infine, la configurabilità del vizio di omissione di pronuncia nel caso in cui il Giudice non provveda all'esame di eccezioni di rito o, più generalmente, di questioni meramente processuali, per le quali si configura sempre una implicita pronuncia, anche laddove la questione venga formalmente ignorata dal decidente (art. 276 c.p.c.; Cass. SS.UU., Sent. 11799/2017

 Dott.ssa Samanta Camarda