Incostituzionale l'art. 32, co. 2 - D.Lgs. n. 150/11, laddove riferisce solamente alla competenza territoriale in ragione "dell'Ufficio che ha emesso il provvedimento" e non anche al "concessionario"

26.06.2019

Con il pronunciamento della Sentenza n. 158, depositata appena ieri (25 giugno 2019), i Giudici delle leggi hanno ritenuto non manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale dell'art. 32, comma 2 - D.Lgs. n. 150/2011, sì come sollevata dal Tribunale ordinario di Genova, con Ordinanza 19.02.2018, n. 94.

I Giudici della Corte Costituzionale, rilevata la fondatezza della questione loro sottoposta dagli omologhi Liguri, hanno di fatti ritenuto all'uopo utile far riferimento al precedente giurisprudenziale formatosi in occasione della pronuncia della Sent. 3.03.2016, pubblicata in G.U. n. 10 del successivo 9.03.2016 (*) e, ritenendo di non doversi da questa discostarsi, hanno dichiarato la «illegittimità costituzionale dell'art. 32, comma 2, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), nella parte in cui dopo le parole "è competente il giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento opposto" non prevede le parole "ovvero, nel caso di concessionario della riscossione delle entrate patrimoniali, del luogo in cui ha sede l'ente locale concedente».

Nel motivare la decisione de qua, il Collegio ha osservato che la questione loro sottoposta dal Giudice rimettente non riguarda mere ricadute circa l'interpretazione ovvero l'applicazione della norma censurata, bensì la coerenza di questa con i principi costituzionali.

Sicché, ritenuto che «l'ente locale non incontra alcuna limitazione di carattere geografico-spaziale nell'individuazione del terzo cui affidare il servizio di accertamento e riscossione dei propri tributi», a dover esser tutelato è invero l'agevole accesso al diritto di difesa, ex art. 24 Cost., del contribuente.

In tal senso, infatti, chiarisce la Corte Costituzionale, «lo "spostamento" richiesto al contribuente che voglia esercitare il proprio diritto di azione ... è potenzialmente idoneo a costituire una condizione di "sostanziale impedimento all'esercizio del diritto di azione" [...] o comunque a "rendere oltremodo difficoltosa la tutela giurisdizionale».

In ragione di tutto quanto precede, conclude la Consulta, è «irragionevole ai fini del radicamento della competenza territoriale ... il riferimento alla sede del soggetto cui è affidato il servizio di riscossione», dovendo la stessa viceversa essere incardinata presso il Giudice del luogo in cui ha sede l'ente concedente.   

Dott. Angelo L. Ferrari

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(*) In detta occasione, la Corte Costituzionale aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, co. 1 - D.Lgs. n. 456/92, nel testo previgente alla novella introdotta dall'art. 9, co. 1, lett. b) - D.Lgs. n. 156/2015, nella parte in cui prevedeva che (parimenti a quanto adesso oggetto di censura) che per le controversie proposte nei confronti dei concessionari del servizio di riscossione fosse competente la Commissione Tributaria Provinciale nella cui circoscrizione hanno sede i concessionari, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l'ente locale concedente.