Inammissibile la costituzione in giudizio dell'AdER per il tramite di professionista esterno

30.10.2018

Con la pronuncia della Sentenza 16.05.2018, n. 1922, i Giudici della C.T.P. di Salerno hanno dichiarato la inammissibilità della costituzione in giudizio dell'Agenzia delle Entrate - Riscossione affidata ad un avvocato del libero foro, dacché contrastante con il disposto di cui all'art. 11 - D.Lgs. 546/92.

Più nello specifico, i Giudici Campani hanno avuto modo di pronunciarsi in merito a questioni che quotidianamente interessano gli addetti ai lavori e che, pertanto, si prestano ad essere oggetto di commento in questa sede.

Di fatti, il Collegio Giudicante salernitano ha avuto modo di esprimersi sia in merito all'ormai pacifica facoltà riconosciuta al ricorrente di promuovere l'azione, indifferentemente, avverso l'Ente riscossore ovvero avverso l'Ufficio titolare del credito, sia pure circa la legittimità assoluta di proporre impugnazione avverso l'atto aliunde conosciuto, in quanto non ritualmente notificato (in fattispecie cartelle di pagamento, la cui conoscenza era avvenuta per il tramite degli estratti di ruolo), sia ancora in merito alla facoltà (giustamente dichiarata inammissibile) per l'Ente della riscossione di stare in giudizio a mezzo di un procuratore esterno.

Ebbene, gli attenti Giudici di prime cure de quibus hanno affermato che, per ciò che attiene alla prima delle suddette questioni, «va affermata l'ammissibilità dell'impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata validamente notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l'estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dall'Agente della riscossione, senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell'ultima parte del terzo comma dell'art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992», siccome pacificamente ammessa in forza dei pregevoli e ormai stratificati insegnamenti della Suprema Corte di Cassazione. (Cfr., ex plurimis, Cass., SS.UU., 2.10.2015, n. 19704)

Sicché, in linea con i principi di diritto sanciti dai Massimi Giudici, il contribuente che non sia stato ritualmente notificatario dell'atto tributario (in fattispecie cartella di pagamento, sebbene è un principio applicabile, in via generale, a qualsivoglia atto impositivo), non deve necessariamente attendere la notifica di altri atti da parte dell'Ufficio, potendo in vero questi «valutare la possibilità di agire attraverso visure e rilascio di estratto delle pendenze iscritte, impugnando le riscontrate iscrizioni a ruolo, per le quali sostiene la mancanza» della relativa rituale notificazione.

Per ciò che viceversa attiene al più attuale profilo afferente alla capacità di stare in giudizio dell'Agenzia delle Entrate - Riscossione, la Curia decidente ha avuto modo di affermare testualmente ed in maniera oltremodo puntuale e pregevole, quanto segue: «si evidenzia l'inammissibilità della costituzione di Agenzia delle Entrate - Riscossione, in quanto l'ente ha conferito mandato a professionista esterno all'amministrazione stessa. Ai sensi dell'art. 11 del D.Lgs. 546/92 nella nuova formulazione, in vigore dall'1.1.2016, così come prescritto dal D.Lgs. 156/2015, l'agente della riscossione sta in giudizio direttamente o mediante la struttura sovraordinata e non per il tramite di un procuratore speciale o generale in quanto tale facoltà è riconosciuta solo alle parti diverse dagli enti impositori e dall'agenzia riscossione».

Da ciò pertanto si ricava che, ogniqualvolta il difensore del contribuente dovesse evincere, in ragione dell'atto di controdeduzioni depositato in giudizio dall'Ente della riscossione, che quest'ultimo stia in giudizio a mezzo di un avvocato del libero foro (o ad altro procuratore speciale o generale) esterno all'Ente, sarà interesse ed onere del contribuente far rilevare al giudice la violazione dell'art. 11 ut supra menzionato, con conseguente richiesta i) di dichiarazione di inammissibilità e/o illegittimità dell'azione ex adverso esperita, nonché ii) di stralcio e/o l'inutilizzabilità della documentazione prodotta, sì come magistralmente disposto dai Giudici che hanno pronunciato la sentenza qui in commento, il cui fermo deciso testualmente afferma che «Tutta la documentazione depositata a corredo del fascicolo, dovrà, inevitabilmente, ritenersi nulla e, come tale, non idonea a confutare eventualmente le contestazioni di parte ricorrente ai sensi di quanto previsto dall'art. 2697, comma 2, c.c.».

Dott. Angelo L. Ferrari