Illegittimo l'Avviso di accertamento integrativo fondato sulla medesima documentazione già in possesso dell'Ufficio

13.07.2018

La Corte Suprema di Cassazione, con il recentissimo pronunciamento dell'Ordinanza n. 18094, discussa all'udienza del 23.5.2018 e depositata lo scorso 10 luglio, ha nuovamente ribadito che, ai sensi dell'art. 43, co. 3 - D.P.R. n. 600/73, ,«il presupposto per l'integrazione o modificazione in aumento dell'avviso di accertamento, mediante notificazione di nuovi avvisi, è costituito [...] dalla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi» ossia di circostanze non già note all'Ufficio all'epoca dell'emissione del precedente avviso di accertamento.

I massimi giudici, nel dirimere la questione loro sottoposta, hanno dunque e fedelmente applicato la norma contenuta nel su citato articolo 43 che, rubricato "termini per l'accertamento", al suo terzo comma expressis verbis prescrive che «Fino alla scadenza del termine stabilito nei commi precedenti l'accertamento può essere integrato o modificato in aumento mediante la notificazione di nuovi avvisi, in base alla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi da parte dell'Agenzia delle entrate. Nell'avviso devono essere specificamente indicati, a pena di nullità, i nuovi elementi e gli atti o fatti attraverso i quali sono venuti a conoscenza dell'ufficio delle imposte».

Orbene, stante il tenore letterale della prefata norma, appare indubbio che in alcun modo sia concessa facoltà all'Ufficio accertatore di procedere, sulla base dei medesimi elementi e/o documenti già in suo possesso, all'emissione di più avvisi di accertamento riguardanti la stessa annualità d'imposta.

Per conseguenza, la condicio sine qua non affinché l'A.F. possa emettere un nuovo avviso di accertamento che integri ovvero modifichi in aumento le risultanze del precedente atto è la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi avvenuta in epoca successiva all'emissione del provvedimento originario già notificato al contribuente.

Inoltre è necessario rilevare che, laddove la testé ipotizzata circostanza dovesse trovare compimento, ossia nel caso in cui l'Ufficio procedente dovesse venire in possesso di nuovo materiale, tale per cui gli sarebbe lecitamente concesso di procedere ad un nuovo accertamento che riguardi la medesima annualità oggetto di controllo, è in ogni caso necessario che:

  1. l'A.F. eserciti il proprio diritto entro i termini di decadenza indicati ai commi 1 e 2 dell'art. 43 - D.P.R. n. 600/73 (quinto anno successivo, in caso di regolare presentazione della dichiarazione; settimo anno successivo, in ipotesi di omessa ovvero nulla presentazione dei dichiarativi);
  2. il nuovo provvedimento accertativo, ex art. 43, co. 3, secondo periodo, faccia esplicita menzione (in motivazione), a pena di nullità, dei nuovi elementi ovvero fatti ovvero ancora atti che, siccome non già conosciuti, hanno reso necessaria la nuova attività accertativa.

Per gli effetti di quanto ut supra esaminato, dunque, se l'Ufficio dovesse esercitare il proprio diritto oltre lo spirare dei termini decadenziali, ovvero qualora tralasciasse di motivare il provvedimento, debitamente indicando i "nuovi elementi" fondanti la pretesa ovvero, in ultimo, nell'ipotesi in cui non dovesse sussistere l'elemento della "novità" dei fatti posti a base dei nuovi recuperi, la conseguenza cui andrebbero in contro tanto la procedura accertativa, quanto il provvedimento impositivo, sarebbe quella di una loro manifesta illegittimità.

Dott. Angelo L. Ferrari