Corte di Cassazione: per le questioni non esaminate dal decidente non incombe sulla parte vittoriosa l’obbligo di proporre l’appello incidentale

22.11.2019

Con due recenti pronunce, la Suprema Corte ha ancora una volta precisato che nel caso in cui il Giudice di merito abbia omesso di pronunciarsi (espressamente o implicitamente) su una questione che formava oggetto di domanda delle parti processuali, poiché superata o assorbita, la parte totalmente vittoriosa nel grado, qualora ne abbia interesse, non ha l'obbligo di riproporre la questione con l'impugnazione incidentale, essendo sufficiente la mera devoluzione della doglianza nel giudizio di appello, così manifestando la sua volontà di chiederne il riesame, al fine di evitare la presunzione di rinunzia derivante da un comportamento omissivo (ex art. 56 - D. Lgs. n. 546/92 e art. 329 c.p.c.). 

Nei termini di cui al principio appena enunciato, si erano già espresse le SS. UU. della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11799/2017 (ribadito poi con successiva pronuncia a Sezioni Unite del 25.05.2018, n. 13195). In tale sede, sebbene la decisione afferisse a questioni non tributarie, il Plenum ha espressamente chiarito che le questioni "ignorate" dal giudice di merito - quant'anche gradatamente antecedenti al tema d'indagine che ha formato l'oggetto del decidere - trovino ingresso nel giudizio d'appello, per la parte vittoriosa, mediante la devoluzione delle stesse (ex art. 56 - D. Lgs. n. 546/92), laddove ne sia evidente il totale disinteresse del Giudice, che ha pronunciato con riferimento ad altra questione, adottando così la soluzione più liquida.

Non volendo in questa sede indugiare in ordine alla diatriba dottrinaria venutasi a creare sull'argomento (secondo la quale, per alcuni, vigerebbe un obbligo di pronuncia del Giudice nel rispetto della gradazione delle doglianze voluta dal ricorrente, sì da rinvenire, nel silenzio del decidente, un implicito rigetto delle stesse laddove precedenti la quaestio risolutiva), le sentenze in commento non lasciano residuare più dubbi sul fatto che: "la parte pienamente vittoriosa nel merito in primo grado, in ipotesi di gravame formulato dal soccombente, non ha l'onere di proporre appello incidentale per richiamare in discussione le proprie domande o eccezioni non accolte nella pronuncia, da intendersi come quelle che risultino superate o non esaminate perché assorbite; in tal caso la parte è soltanto tenuta a riproporle espressamente nel giudizio di appello o nel giudizio di cassazione in modo tale da manifestare la sua volontà di chiederne il riesame, al fine di evitare la presunzione di rinunzia derivante da un comportamento omissivo". (Cass., sent. 8.11.2019, n. 28809 in commento)

Sicché, il disinteresse del Giudice su una o più questioni che abbiano formato oggetto di domanda espressa, non potrà tradursi in un vizio della sentenza, censurabile mediante impugnazione incidentale, nel caso in cui il decidente abbia disposto l'accoglimento integrale del ricorso, sulla scorta di un motivo gradatamente successivo alle altre doglianze, individuata quale ragione più liquida e risolutiva della controversia.

Nessun obbligo di impugnazione incidentale sussiste, dunque, per la parte vittoriosa, che, raggiunta dall'appello della parte soccombente, dovrà limitarsi a riproporre in devoluzione le questioni assorbite, nei modi e nei tempi fissati all'art. 23 - D. Lgs. n. 546/92 (argomenta art. 56 - D. Lgs. n. 546/92 e art. 346 c.p.c.).

Quanto detto viene meno nel caso in cui una questione controversa non sia stata espressamente oggetto di pronuncia, ma risulti comunque essa incompatibile con la soluzione adottata, rivelandosi chiaro ed inequivoco che il Giudice abbia inteso rigettare implicitamente l'eccezione (c.d. soccombenza virtuale).

E' questo il caso trattato dalla seconda sentenza qui in commento.

Nella pronuncia n. 29852 depositata il 18 novembre scorso, il ricorrente censurava la sentenza d'appello ai sensi dell'art. 360 n. 4 c.p.c. per violazione dell'art. 112 c.p.c. (omessa pronuncia) per non aver la CTR esaminato la doglianza afferente al fatto che il contribuente - relativamente all'esborso di denaro per l'acquisto di un autoveicolo, che formava oggetto di recuperato a tassazione - non fosse un imprenditore.

La Suprema Corte, sul punto, ritiene infondata la censura. Gli Ermellini precisano infatti che ad integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia non è sufficiente la mancanza di una espressa statuizione sul punto, ma diviene necessario che il provvedimento che si dimostra indispensabile alla soluzione del caso sia stato completamente omesso. Ciò - afferma la decidente Corte - non si verifica quando il decisum adottato si fonda su di una ricostruzione logico-giuridica incompatibile con la domanda che si assume ignorata dal giudice.

Sicché, venendo al caso trattato dalla Suprema Corte, avendo il giudice d'appello dichiarato legittima la ripresa a tassazione relativamente al detto veicolo "per non avere il contribuente dato la prova della proprietà o del possesso... (del veicolo) ... antecedentemente alla iscrizione al Pra...", è evidente che il decidente abbia assunto una decisione incompatibile con la supposta deduzione, che, per quanto non espressamente esaminata, non può che ritenersi implicitamente rigettata.

Le argomentazioni svolte dalla Cassazione, nella sentenza in commento, in linea con il principio enunciato dalle Sezioni Unite della stessa Corte, rapportate ai giudizi di merito, attestano il fatto che, nei casi come quello in discussione, il motivo potrà trovare ingresso nel processo di appello non nella forma della devoluzione (ex art. 56 cit.), e neppure come omessa pronuncia (ex art. 112 c.p.c.), bensì come vizio motivazionale della sentenza (ex art. 36 co. 2 n. 4, difetto assoluto di motivazione), poiché sul punto il decidente, operando implicitamente il rigetto della questione, ha omesso di esternare il percorso logico-giuridico che lo ha condotto a ritenere non meritevole di accoglimento la specifica doglianza.

Dott.ssa Samanta Camarda