Illegittimo il divieto ex art. 57 - D.Lgs. 546/92, nella parte in cui non ammette le opposizioni all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.

01.06.2018

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 114 del 31 maggio scorso, ha finalmente dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 57, co. 1, lett. a) del D.Lgs. n. 546/92, nella parte in cui non ammetteva le opposizioni regolate dall'art. 615 c.p.c. (opposizione all'esecuzione), fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni. 

L'annosa questione attiene all'individuazione del giudice - ordinario o tributario - cui doveva devolversi la cognizione dell'opposizione agli atti esecutivi riguardante un atto di pignoramento effettuato in forza di crediti tributari.

La giurisprudenza di legittimità e di merito hanno da sempre individuato, non senza contrasti, il discrimen tra giurisdizione ordinaria e tributaria nella sola "notificazione della cartella di pagamento presupposta".

Al riguardo, il quadro normativo di riferimento è così costituito: a) art. 2 del D.Lgs. n. 546/'92 che ha escluso dalla giurisdizione tributaria "le controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notificazione della cartella di pagamento"; b) art. 19 del citato D.Lgs. che reca l'elenco degli atti impugnabili davanti alle commissioni tributarie; c) art. 49, co. 2 del D.P.R. n. 602/73 per il quale il procedimento di espropriazione forzata nell'esecuzione forzata tributaria è regolato "dalle norme ordinarie applicabili in rapporto al bene oggetto di esecuzione"; d) art. 57 del citato D.P.R. n. 602/73 nella parte in cui stabilisce che non sono ammesse nè le opposizioni ex art. 615 c.p.c. nè quelle regolate ex art. 617 c.p.c. ove siano relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo; e) art. 9, co. 2 c.p.c. che attribuisce al tribunale la competenza esclusiva delle cause in materia di imposte e tasse.

Ora, secondo un primo orientamento giurisprudenziale, cui si è dato da ultimo prevalenza e continuità, l'opposizione agli atti esecutivi riguardante un atto di pignoramento è devoluta alla cognizione del giudice tributario laddove si assume una nullità "derivata" dall'omessa notificazione degli atti presupposti (Cartelle di pagamento); in base, invece, ad un secondo e più recente orientamento, l'opposizione in parola va proposta dinanzi al giudice ordinario ai sensi dell'art. 57 del D.P.R. n. 602/73 e degli artt. 617 e 9 c.p.c. (competenza esclusiva del tribunale).

Cionondimeno, pur prevalendo - di recente - il primo orientamento volto a riconoscere la giurisdizione del giudice tributario nei casi di nullità "derivata" cui s'è fatto cenno, residuavano purtuttavia una serie di problemi involgenti le seguenti questioni:

1) L'ammissibilità dell'azione così promossa innanzi alla C.T.P. era subordinata, a seguito delle risultanze probatorie emerse in fase di istruttoria processuale, alla differenza fra regolarità formale ed inesistenza della notificazione del titolo (cartella di pagamento) nel senso che, laddove ci si fosse trovati dinanzi alla prima circostanza, l'azione veniva dichiarata inammissibile ex art. 21 del D.Lgs. n. 546/92;

2) Non era comunque deducibile la nullità del pignoramento opposto per tutte le ipotesi di inesistenza originaria o sopravvenuta del titolo (art. 615 c.p.c.), quali la prescrizione maturata, la decadenza - in quanto involgente la precedente fase riscossiva, l'adempimento in tutto o in parte dell'obbligazione tributaria, nonchè la morte del debitore erariale non seguita dall'accettazione dell'eredità.

Nè, tantomeno, i suddetti vizi potevano essere eccepiti innanzi al giudice ordinario, stante l'espresso divieto operato dall'art. 57, co. 1, lett. a) in parola.

Il tutto, con grande vulnus per il contribuente ed una ingiustificata carenza di tutela giurisdizionale.

Dal plesso di norme richiamate, dunque, emergeva come il nostro ordinamento "riconoscesse", di fatto, esclusivamente una tutela giurisdizionale differita nel tempo, secondo l'illegittimo schema del solve et repete già dichiarato incostituzionale nel 1961.Nel caso di specie, la questione sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale dal giudice rimettente, il Tribunale di Trieste, afferiva giustappunto ad una delle suddette ipotesi di mera opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. con la quale si contestava il diritto di procedere a riscossione coattiva: si contestava, in particolare, la nullità del pignoramento opposto in quanto emesso nonostante la sospensione ope legis di cui all'art. 7, co. 1, lett. m) del D.L. n. 70/2011.

Osserva la Consulta che sotto questo profilo, ed altri ancora, i casi oggetto dei giudizi de quibus sono emblematici in quanto: "In tutte queste ipotesi in cui sussiste la giurisdizione del giudice ordinario - perchè la controversia si colloca a valle della giurisdizione del giudice tributario ex art. 2 del D.Lgs. n. 546/92 - e l'azione esercitata dal contribuente deve qualificarsi come opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., essendo contestato il diritto di procedere a riscossione coattiva, c'è una carenza di tutela giurisdizionale perchè il censurato art. 57 non ammette siffatta opposizione innanzi al giudice dell'esecuzione e non sarebbe possibile il ricorso al giudice tributario perchè, in tesi, carente di giurisdizione. Nè questa carenza di tutela giurisdizionale sarebbe colmabile con la possibilità dell'opposizione agli atti esecutivi laddove la contestazione della legittimità della riscossione non si limiti alla regolarità formale del titolo esecutivo o degli atti della procedura". (Cfr. Corte Costituzionale, sent. 31.05.2018, n. 114)

Di qui la pronuncia di illegittimità costituzionale dell'art. 57, co. 1, lett. a) del D.Lgs. n. 546/92 nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successiva alla notifica della cartella di pagamento o all'avviso di cui all'art. 50 del D.P.R. n. 602/73, sono ammesse le opposizioni regolate dall'art. 615 del codice di procedura civile.

Avv. Giuseppe Chiaramonte