Accertamento redditometrico: il giudicato favorevole al contribuente fa venire meno il presupposto del doppio scostamento per almeno due anni

23.05.2018

Con l'ordinanza n. 6075 del 13 marzo scorso, la Corte di Cassazione si nuovamente è pronunciata sui presupposti applicativi dell'accertamento sintetico statuiti dall'art. 38, co. 4 - D.P.R. n. 600/73, nella versione precedente alle modifiche apportate dall'art. 22 - D.L. n. 78/2010 ed entrata in vigore dal 31 maggio 2010.

L'art. 38, co. 4 - D.P.R. n. 600/73 prevedeva che: "L'ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall'art. 39, può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in relazione al contenuto induttivo di tali elementi e circostanze quando il reddito complessivo netto accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato. A tal fine, con decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono stabilite le modalità in base alle quali l'ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione ad elementi indicativi di capacità contributiva individuati con lo stesso decreto, quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta".

Come noto, l'accertamento sintetico si basa sul presupposto logico secondo il quale il sostenimento di una spesa è indice dell'esistenza di un reddito idoneo a sostenere la spesa stessa, prescindendo dall'individuazione delle effettive fonti di produzione del reddito. Di qui, l'esigenza del legislatore di porre, a tutela del contribuente, uno sbarramento al suddetto meccanismo "induttivo" di determinazione del reddito, legandone la sua applicabilità alla condizione che il reddito è accertabile sinteticamente solo a condizione che questo sia superiore, rispetto al reddito dichiarato, di almeno ¼ (25%) e che tale scostamento si verifichi per due o più periodi d'imposta, anche se non consecutivi. (Cfr. Cass., sent. 24/11/2017, n. 28171)

Alla luce del dettato normativo, i giudici di legittimità, nella sentenza in disamina, preliminarmente rilevano la sopravvenienza di una pronuncia della stessa Corte di Cassazione, che aveva dichiarato improcedibile l'altro ricorso proposto dall'Agenzia delle Entrate avverso altra sentenza della Commissione Tributaria Regionale intervenuta tra le stesse parti con esito favorevole al contribuente, in relazione ad accertamento sintetico riferito alla precedente annualità d'imposta.

Onde per cui, l'annullamento dell'accertamento della precedente annualità: "comporta il venir meno del presupposto del rilievo di almeno due anni di scostamento (nella misura di almeno un quarto), secondo quanto previsto dall'art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973, nella sua formulazione applicabile ratione temporis, tra il reddito complessivo netto accertabile con metodo sintetico e quello dichiarato, determinando quindi l'inapplicabilità dell'accertamento con metodo induttivo secondo la citata norma. Il ricorso va pertanto rigettato".

Ebbene, la predetta pronuncia segue a grandi linee una precedente sentenza [sent. 5.11.2008, n. 26541] ove già la Corte di Cassazione affermava il principio secondo il quale l'Ufficio fiscale debba fornire la prova che lo scostamento sussista per almeno due periodi d'imposta con l'obbligo che "al fine di consentire la difesa del contribuente (l'avviso di accertamento deve contenere) la pur sommaria indicazione delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi di imposta, così da legittimare l'accertamento sintetico, con la conseguenza che il giudice tributario, a fronte della specifica eccezione del contribuente, non deve limitarsi ad accertare se l'Ufficio abbia preso in considerazione due o più anni consecutivi, ma deve verificare se dall'atto di accertamento possano desumersi le ragioni per le quali l'Ufficio stesso abbia ritenuto non congrua la dichiarazioni per tali annualità". Statuizione confermata dalle recenti sentenze del 19.02.2018, n. 3998 e del 21.02.2018, n. 4251.

Si può, quindi, concludere che sebbene l'Ufficio non fosse tenuto a procedere all'accertamento contestualmente per due o più periodi d'imposta per i quali ritenga che la dichiarazione non sia congrua e, dunque, all'emissione o meno di avvisi distinti per ciascuno degli anni considerati, comunque ed in ogni caso l'Ente dovrà fornire la prova della sussistenza del presupposto dello scostamento per due annualità. Ove, invece, procedesse con l'emissione di più avvisi di accertamento, la caducazione di uno di questi, come avvenuto in fattispecie, comporta il venir meno del presupposto normativo travolgendo, in conseguenza, anche l'unico atto rimasto ancora in piedi.

Dott.ssa Elisa Sferrazzo