Cassazione: L'estratto di ruolo è un "atto facoltativamente impugnabile"

18.05.2018

Il ricorso avverso le iscrizioni a ruolo, le cui cartelle di pagamento non siano state validamente notificate, e delle quali si è venuti a conoscenza per il tramite dell'estratto di ruolo, non è l'unica strada percorribile per ottenere tutela giurisdizionale, rivestendo, quest'ultimo, la figura di atto "atipico" facoltativamente impugnabile. 

Con la sentenza n. 1302 depositata dalla Corte di Cassazione il 19.01.2018, già oggetto di precedente analisi per quanto attiene ad altri aspetti involgenti l'impugnazione, per il tramite dell'estratto di ruolo, delle cartelle non ritualmente notificate (ammissibilità dell'azione del contribuente e termine di conservazione dei documenti per il concessionario), è stato chiarito che l'impugnazione del ruolo, unitamente alla cartella di pagamento della quale se ne lamenti l'omessa e/o irrituale notifica, è facoltativamente proponibile. Tale precisazione comporta, quale logica conseguenza, che la mancata proposizione del ricorso nel termine di 60 giorni dal suo rilascio, non fa maturare alcuna decadenza per il contribuente, ben potendo quest'ultimo attendere il successivo atto "tipico" ad egli notificato, per proporre l'azione processuale. Si legge, infatti, che: "la conoscenza della iscrizione, acquisita mediante l'estratto di ruolo, non comporta l'onere bensì la facoltà dell'impugnazione, il cui mancato esercizio non determina alcuna conseguenza sfavorevole in ordine alla possibilità di contestare successivamente, in ipotesi dopo la notifica di un atto "tipico", la pretesa della quale il contribuente sia venuto a conoscenza (eventualmente attraverso un atto "atipico", in quanto ad esempio non manifestato in forma "autoritativa" oppure privo delle indicazioni dell'art. 19 citato) (Cass., S. U., n. 19704/2015)."

Secondo il principio espresso dai giudici di legittimità, dunque, quand'anche il contribuente abbia richiesto ed ottenuto l'estratto a ruolo della sua posizione debitoria, non avrà alcun obbligo di impugnazione entro 60 giorni. E tale scelta non comporterà alcuna conseguenza sfavorevole allo stesso: la scelta di attendere la notifica di un atto "tipico" per azionare il diritto alla difesa, non viola in alcun modo il disposto contenuto all'art. 21 - D.Lgs. n. 546/92.

A tal proposito, si ricorda l'orientamento della giurisprudenza di legittimità sulla questione relativa al rateizzo del debito tributario, ed alla successiva impugnazione dinnanzi alla commissione.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, infatti, la richiesta di rateizzo non costituisce acquiescenza al debito, non potendo attribuire, al riconoscimento del contribuente di essere tenuto al pagamento di un tributo, l'effetto di precludere ogni contestazione in ordine all'an debeatur, salvo che il contribuente non vi rinunzi espressamente (da ultimo, Cassazione, sent. 8.02.2017, n. 3347).

Anche la C.T.R. di Palermo, condividendo le conclusioni dei giudici di legittimità, ha negato la preclusione processuale avanzata dall'agente della riscossione avverso una pretesa tributaria che, antecedentemente all'impugnazione, era stata oggetto di rateizzo.

La sentenza in parola, oltre a disporre la piena ammissibilità dell'azione (nonostante, appunto, l'accesso alla procedura di rateizzo del debito da parte del contribuente), merita altresì attenzione poichè si sofferma a statuire in ordine agli effetti della costituzione in giudizio dell'Ufficio erariale, avvenuta telematicamente nonostante il processo fosse meramente "cartaceo" (il giudice ne ha disposto la sanatoria per raggiungimento dello scopo), e sulla notifica della cartella a mezzo pec non firmata digitalmente (con estensione "pdf", in luogo al "p7m"), richiamando i precedenti giurisprudenziali delle corti di merito di più parti d'Italia.

La pronuncia indicata meriterebbe un approfondimento, soprattutto alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione Civile, a SS. UU. (n. 10266/2018), espressasi proprio in ordine alla firma digitale degli atti, seppur processuali.

Ma non è questa la sede per indugiare sulla quaestio.

Dott.ssa Samanta Camarda