Cass., Ord. 10.06.2021, n. 16455

03.09.2021

Appello, decisione fondata su distinte rationes decidendi, assenza di specifica censura su una di esse, formazione del giudicato, inammissibilità dell'appello.

"La CTR avrebbe dovuto dichiarare inammissibile l'appello in quanto, pur avendo l'Ufficio efficacemente replicato riguardo alla prima ratio decidendi utilizzata dalla CTP, l'atto di appello non conteneva tuttavia una specifica censura riguardo alla seconda, sulla quale si è dunque formato il giudicato. Del tutto insufficiente, poi, deve ritenersi il richiamo operato dall'Ufficio alle proprie precedenti difese, mancando del tutto il necessario momento di critica rispetto allo specifico profilo esaminato dalla CTP, riguardante la totale mancanza di prova a fondamento della contestazione delle operazioni soggettivamente inesistenti. Sul punto va richiamato il condivisibile principio affermato da Cass. 18/01/2013, n. 1248, secondo cui «L'onere di specificazione dei motivi di appello, imposto dall'art. 342 cod. proc. civ., non è assolto con il semplice richiamo "per relationem" alle difese svolte in primo grado, perché per dettato di legge i motivi di gravame devono essere contenuti nell'atto d'impugnazione e, peraltro, la generica "relatio" a tutto quanto prospettato in prime cure finisce per eludere il menzionato precetto normativo, domandando inoltre al giudice "ad quem" un'opera d'individuazione delle censure che la legge processuale non gli affida». Alla luce di tali principi, la CTR avrebbe dovuto dunque dichiarare inammissibile l'appello, essendosi formato il giudicato sulla statuizione ratio decidendi di per sé idonea del primo giudice, costituente autonoma a sorreggere la decisione".