Adesione agevolata delle liti fiscali pendenti: luci ed ombre!

25.06.2019

Come noto, l'adesione alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti ex art. 6 - D.L. n. 119/2018, ha permesso al contribuente di chiudere definitivamente la lite tributaria avverso l'atto impositivo.

Tralasciando gli aspetti normativi già oggetto di particolare attenzione da parte della dottrina, ci si sofferma invece sulla prassi operativa, rispetto a cui si è avuto modo di appurare che i Team che si occuperanno di visionare e vistare la correttezza dei dati nelle domande e nei pagamenti effettuati dall'originario ricorrente, purtroppo nutrono delle perplessità relativamente ad ipotesi peculiari su cui la stessa Direzione Centrale dell'Agenzia non ha fatto chiarezza con la Circolare n. 6/2019.

Evidentemente, i casi pratici vanno spesso ben oltre quanto dettato dalla norma in commento e, proprio in virtù del confronto avuto con le diverse Amministrazioni Finanziarie, il timore più grande è che molte domande saranno soggette inevitabilmente a potenziali dinieghi.

A titolo esemplificativo, una questione particolare riguarda la formazione del cd. "giudicato interno".

Supponiamo che, istaurato un contenzioso per richiedere l'annullamento di un atto impositivo, a seguito di una pronuncia parzialmente favorevole, dal contribuente sia stato proposto Appello sulla parte che lo vedeva soccombente. L'Ufficio, nel costituirsi in giudizio, controdeduce ed appella incidentalmente oltre i termini di legge. Giuridicamente, in merito alla parte che vede il contribuente vittorioso, si è formato un "giudicato interno", avendo l'Ufficio prestato «acquiescenza alle parti della sentenza non impugnate» o impugnate fuori termine (v. art. 329 c.p.c.).

Ora, il capo della sentenza avvolto da giudicato non dovrebbe più formare oggetto della materia del contendere nemmeno ai fini del computo delle somme da versare per l'adesione agevolata, conseguendone che il contribuente dovrebbe versare solo il 100% del valore della lite con riferimento alla parte della sentenza in cui egli sia risultato soccombente.

Ed invece, gli Uffici provinciali sembrano orientati a procedere in tale direzione solo nella estrema fattispecie rappresentata dalla totale assenza di appello incidentale da parte dell'Agenzia delle Entrate, perciò sostenendo che in presenza dell'appello incidentale (seppur tardivo), senza che sia intervenuta la declaratoria di un Giudice Tributario sulla formazione dell'evidente "giudicato interno",il contribuente avrebbe dovuto tener conto, ai fini della determinazione dell'importo dovuto, anche del 40% del valore della controversia sulla parte in cui era risultato vittorioso.

Di converso, esaminando un caso diverso, a vantaggio del contribuente, è stato reso possibile definire in via agevolata le controversie - contro l'Agenzia delle Entrate - generate da ricorsi avverso ruoli o cartelle, qualora sia stato eccepito nel ricorso introduttivo di non aver ricevuto una valida notifica dell'avviso di accertamento prodromico.

Invero, a nulla rileva che l'Ufficio constati dai propri archivi che il contribuente in realtà, a seguito dell'avvenuta ricezione del summenzionato avviso di accertamento, abbia addirittura richiesto la rateazione degli importi richiesti con l'atto impositivo, non ottemperandone poi il pagamento.

Vi è di più: le sanzioni comminate a seguito della decadenza dal rateizzo, riportate nella cartella oggetto della definizione agevolata, non dovranno essere più versate al pari di tutte le altre sanzioni dell'atto definito.

Dunque, come nei casi sopra prospettati, per individuare gli importi dovuti per l'adesione alla definizione agevolata ex art. 6 - D.L. n. 119/2018, sia da parte del contribuente che dell'Amministrazione Finanziaria, è stato e sarà necessario non tener conto dello studio della causa, dovendosi attenere al tenore letterale della norma in commento.

In definitiva, si auspica (e certamente l'Agenzia delle Entrate si starà già adoperando affinché ciò avvenga) che i Team predisposti in tal senso, dato il lasso di tempo previsto per notificare il diniego al contribuente (entro il 31 luglio 2020), possano prendere le giuste contromisure così da evitare indesiderati dinieghi, che paradossalmente contribuirebbero ad aumentare il contenzioso tributario, contravvenendo alla ratio della definizione in oggetto.

Si spera inoltre che, secondo il principio della «collaborazione e buona fede tra Amministrazione Finanziaria e contribuente», nei casi dubbi i Team dell'Agenzia delle Entrate convochino il professionista che ha inoltrato la Domanda di adesione, sì da estinguere ogni perplessità ed addivenire tempestivamente e preventivamente alla soluzione corretta, tenendo altresì conto delle difficoltà e/o sviste a cui potrebbe essere incorso il consulente a causa dell'autoliquidazione dei tributi da versare (soprattutto laddove le domande siano state interessate da "accoglimenti parziali" del Giudice Tributario, per cui si rendeva opportuna una nuova liquidazione dell'A.F.).

In merito a quest'ultimo punto pare che gli Uffici siano orientati a mostrare apertura rispetto alle difficoltà incontrate dai contribuenti e dai professionisti.

Dott. Vincenzo Guarnera